giovedì 8 dicembre 2016

PIETER PAUL RUBENS-LE CONSEGUENZE DELLA GUERRA-GALLERIA PALATINA 

FIRENZE

Le Conseguenze della guerra è un dipinto a olio su tela (206x305 cm) di Pieter Paul Rubens, databile al 1637-1638 e conservato nella Galleria Palatina a Firenze, nella Sala di Marte.
Si tratta di un soggetto mitologico-allegorico, legato a riflessioni maturate dall'autore durante le sue missioni diplomatiche nella Guerra dei Trent'anni, in cui maturò la consapevolezza dell'inutilità della guerra e lanciò un messaggio pacifista ante litteram.
Allegoria della Pace, 1629
L'opera venne commissionata direttamente dal pittore Justus Suttermans, con una lettera datata 12 marzo 1638; vi si legge: «...ora occorre a dirmi, che il signor Schutter è venuto a trovarmi oggi in casa, e mi ha contato 142 fiorini e 14, per compimento dell'intero pagamento di quel quadro, che io feci pe ordine di vostra signoria per suo servigio; di che ho dato al signor Schutter la quietanza. Mi sono informato dal signor Annoni, per potere parlare con certezza, il quale mi dice di aver mandato la cassa con il suo quadro tre settimane sono alla volta di Lilla, onde passerà di lungo verso l'Italia. Piace al Signore iddio di farlo capitale ben condizionato in breve tempo, come spero, poiché le strade di Germania e colla presa di Annau e la rotta data a Roymar, saranno rinettate d'ogni male intoppo.»
Le conseguenze della guerra completavano un discorso artistico iniziato con l'Allegoria della Pace, dipinta nel 1630 per Carlo I d'Inghilterra. Il messaggio appare di grande pessimismo: nemmeno l'amore è in grado di frenare la cieca brutalità della guerra, evitando che l'Europa sia travolta dal lutto e veda distrutta la sua prosperità.
Gli eredi del pittore la vendettero poi al gran principe Ferdinando de' Medici, nel 1691 circa. Citata in tutti gli inventari di palazzo Pitti, se ne trova una riproduzione nel dipinto sulla Tribuna degli Uffizi di Johann Zoffany (1772). Nel 1799, con moltissimi capolavori a Firenze, venne confiscata dai Francesi e portata a Parigi, dove tornò solo nel 1815. Nel documento della restituzione, a cura di Canova e Karcher, si legge una descrizione dettagliata del dipinto e delle sue condizioni: «Marte e Venere di Rubens, in tela, foderato, in buono stato, riserva di varie crepature di colore nel dorso della Venere, questo nello staccarlo dal telaio avendosi dovuto servirsi di soldati tedeschi, che non intendevano la lingua...».
L'autore colloca alcuni personaggi in una scena concitata. Rubens visse durante anni di terribili guerre per l'Europa (Guerra dei trent'anni, Guerra civile inglese), viaggiando di corte in corte come diplomatico, e volle dipingere questo quadro allegorico come monito contro gli effetti distruttivi della guerra. La forma allegorica era infatti efficace ed immediata, ma nello stesso tempo priva di qualsiasi riferimento agli eserciti realmente in campo in quel periodo. La scelta di dei dell'Olimpo greco è dunque motivata da un preciso richiamo simbolico.