domenica 31 dicembre 2017

                    BUON               ANNO                       



sabato 30 dicembre 2017

Domenico di Michelino, Madonna dell'umiltà e due angeli-MUSEO DEL BIGALLO 
FIRENZE

Trittico di Bernardo Daddi-MUSEO DEL BIGALLO 
FIRENZE

L'ANTICO SPEDALE DEL BIGALLO FIRENZE 

Così il Carocci, descrive l’antico Spedale del Bigallo fondato nel 1214 da Dioticidiede di Bonaguida del Dado.
Il toponimo “Bigallo” può essere ricondotto alla denominazione del luogo di Bivius Galli, in quanto bivio tra l’antica via del Gallo e la via Aretina.

Nel 1245 la proprietà e la gestione dello Spedale passò ad una confraternita religiosa di Firenze, formata principalmente da laici: la Compagnia di Santa Maria Maggiore, che prenderà il nome di Compagnia del Bigallo. Lo stemma della Compagnia divenne un gallo in campo azzurro, con la sigla S.M.B. (Sancte Marie de Bigallo).
Alla fine del Quattrocento lo Spedale accolse le monache provenienti dal Monastero di clausura di Casignano, che ne fecero il loro nuovo convento ufficialmente nel 1503, mantenendo aperto lo spedale per poveri e viandanti. La clausura a cui erano tenute le monache comportò la netta separazione dei due ambienti (spedale e monastero) e la chiusura dell’orto-giardino con alte mura. Nel corso del 1600 venne modificata la chiesa e costruita la sagrestia. Quando nel 1808 il monastero venne chiuso dal governo francese tutto il complesso divenne l’abitazione per diverse famiglie di contadini.
Si narra che durante l’assedio della città di Firenze da parte del Principe d’Orange, arrivato questi sul colle dell’Apparita, sovrastante il Bigallo, esclamò: “… Se avessi una patria così bella la difenderei …!”
La presenza dell’acqua per il complesso era assicurata dalla Fonte Viva, fontana posta proprio in posizione antistante all’ingresso dello spedale, dalla quale l’acqua veniva convogliata e canalizzata nell’edificio.
All’interno dello spedale, proprio nel primo vano di ingresso, l’importanza della presenza dell’acqua viene inoltre manifestata da una prima fonte, costituita da elementi in pietra con una composizione molto semplice, ricavata nella muratura perimetrale del vano; la bozza lapidea che costituisce la ghiera dell’arco a tutto sesto della piccola fonte riporta l’iscrizione di “Acqua Landina”; attualmente non si ha più l’arrivo e la presenza dell’acqua in tale elemento. Un’altra piccola fonte, anch’essa ad oggi in disuso e peraltro deturpata in ogni suo elemento architettonico, si trova nel cortile interno dell’edificio, quale altro elemento che segnala l’importante impiego dell’acqua per la fruizione del complesso edilizio.
Nei vani seminterrati contigui a tale loggiato, si può ammirare l’affascinante stanza del bucato che conserva ancora l’incavo murato per posizionare la “conca” per il lavaggio dei panni, ed un interessante sistema di canalizzazione delle acque. In questi vani è infatti possibile osservare la costruzione di un singolare manufatto laterizio, che corre parallelamente all’andamento della muratura stessa del vano, costituito da arcate sorrette da massicci e tozzi pilastri che sorreggono tale struttura la quale risulta scavata internamente per il contenimento e la canalizzazione dell’acqua: in pratica una sorta di antico acquedotto.
FILIPPO LIPPI-L'ADORAZIONE DEL BAMBINO-GALLERIA DEGLI UFFIZI FIRENZE

L'Adorazione del Bambino di Annalena (Adorazione del Bambino con i santi Gerolamo, Maddalena e Ilarione) è un dipinto tempera su tavola (137x134 cm) dal pittore italiano Filippo Lippi, realizzato all'incirca nel 1453.
La tavola venne dipinta, secondo la descrizione di Vasari, per il convento di Annalena a Firenze ed è conservata nel museo dal 1919.
Giuseppe Richa, nel XVIII secolo, ricordava l'opera come ancora in loco e scrisse che la figura di sant'Ilarione era un ritratto di Roberto Malatesta, fratello di Annalena, fondatrice del convento. L'ipotesi venne accettata da Milanesi, Crowe e Cavalcaselle, ma rifiutata con decizione da Igino Benvenuto Supino. Più recentemente è stata riaffermata dal Marchini, che stabilisce la data al 1453, quando il convento venne fondato.
L'iconografia principale è quella della Natività con san Giuseppe, il bambino Gesù e Maria visibili in primo piano.
La prospettiva profonda fonde assieme gli elementi naturali e le architetture della stalla, distanziando le altre figure della composizione: il bue e l'asino al centro; la Maddalena orante sulla destra; san Girolamo nella sua iconografia classica (un vecchio barbuto) che prega inginocchiato sulla sinistra sullo sfondo di un paesaggio aspro.
Sotto di lui è visibile un monaco: è sant'Ilarione di Gaza tradizionalmente ricordato come abate, taumaturgo e fondatore di monasteri in Palestina
      nessuno   tocchi    caino        
  NO   ALLA   PENA   DI   MORTE   


1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : EGITTO: 15 IMPICCATI PER TERRORISMO 2.  NEWS FLASH: ARIZONA (USA): FINE DELL’ISOLAMENTO NEL BRACCIO DELLA MORTE 3.  NEWS FLASH: BAHRAIN: SEI CONDANNE A MORTE PER TERRORISMO 4.  NEWS FLASH: IRAN: DUE DONNE CONDANNATE A MORTE PER ADULTERIO E OMICIDIO 5.  NEWS FLASH: INDONESIA: CONDANNA A MORTE COMMUTATA IN ERGASTOLO PER EX PRETE 6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA :


EGITTO: 15 IMPICCATI PER TERRORISMO
26 dicembre 2017: Le autorità egiziane hanno giustiziato 15 prigionieri condannati per attacchi contro le forze di sicurezza nella penisola del Sinai, hanno riferito funzionari della polizia.

Gli uomini sono stati impiccati nelle due carceri in cui erano stati rinchiusi da quando i tribunali militari li avevano condannati per gli attacchi nel Sinai, dove i jihadisti danno vita a un'insurrezione, hanno detto i funzionari.
Si tratta della più grande esecuzione di massa effettuata nel Paese nordafricano da quando sei jihadisti sono stati impiccati nel 2015.
Le impiccagioni sono giunte una settimana dopo che il gruppo dello Stato Islamico ha attaccato un elicottero con un missile anticarro in un aeroporto del Sinai del Nord, dove i ministri degli Interni e della Difesa del Paese si erano recati per una visita.
I ministri sono rimasti incolumi, tuttavia un aiutante del ministro della Difesa è stato ucciso insieme a un pilota.

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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

ARIZONA (USA): FINE DELL’ISOLAMENTO NEL BRACCIO DELLA MORTE
19 dicembre 2017: L’Arizona mette fine all’isolamento nel braccio della morte e ne traggono vantaggio tutti. Il 23 luglio l’Amministrazione Penitenziaria aveva annunciato che stava cercando un accordo con i difensori di diversi detenuti del braccio della morte che contestavano il regime di stretto isolamento che veniva applicato “in automatico” per tutti i condannati a morte.
Oggi Carson McWilliams, alto dirigente dell’Amministrazione Penitenziaria, ha dato la conferma ufficiale: il regime di detenzione è stato attenuato, e la cosa sembra avere inaspettati effetti positivi per tutti.
“Le nuove condizioni di detenzione creano un’’atmosfera dove i detenuti possono socializzare, con il risultato di minore ansietà, e questo aumenta il livello di sicurezza della prigione”.
Inoltre, secondo i dirigenti del carcere, sono diminuiti anche i costi di gestione del braccio della morte. Il regime precedente prevedeva che il detenuto rimanesse chiuso in una piccola cella per almeno 23 ore, e i colloqui con familiari e avvocati erano senza contatto fisico, e ogni volta che il detenuto lasciava la cella veniva ammanettato dietro la schiena e subiva perquisizioni anche alla cavità anale, e le opportunità di fare esercizio fisico e una doccia venivano limitate a tre volte a settimana.
Inoltre nel braccio della morte mancavano opportunità di lavoro, e non veniva svolta nessuna attività educativa.
McWilliams, nel rimarcare gli sviluppi positivi del nuovo regime, ha detto: “Più una persona è limitata all’interno di una cella, più è probabile che sviluppi depressione, ansia, o altri tipi di problemi mentali che alla fine creeranno problemi al sistema penitenziario, sia che si tratti di autolesionismo, o suicidio, o aggressioni nei confronti del personale penitenziario o di altri detenuti. Oggi abbiamo bisogno di meno agenti perché non c’è più bisogno di consegnare i 120 pasti uno a uno, o di scortare ogni singolo prigioniero in ogni movimento.
Kevin Curran, che ha lavorato come agente in diversi reparti, ha detto di sentirsi “più sicuro oggi nel braccio della morte che in altri reparti”.
Con il nuovo regime i detenuti possono socializzare, giocare a pallacanestro, pallavolo, giochi da tavolo, e consumare i pasti in compagnia. Un agente ha detto in una intervista che inizialmente era preoccupato per i cambiamenti, ma che la transizione è stata “molto positiva”, con solo pochi, piccoli incidenti, molti meno di quanto si fosse aspettato.

BAHRAIN: SEI CONDANNE A MORTE PER TERRORISMO
25 dicembre 2017: L'Alta Corte Militare del Bahrain ha condannato a morte sei imputati, tra cui un soldato, con l'accusa di aver formato un gruppo terroristico, tentando di assassinare il Comandante in Capo della Forza di Difesa del Bahrain (BDF) e di portare a termine attacchi terroristici.
Secondo i documenti del caso, 18 sospetti erano accusati degli attacchi terroristici e della formazione del gruppo, ma solo 10 sono stati rinviati in carcere.
Gli altri otto sono latitanti in Bahrein o all'estero, in Iran e in Iraq, secondo un rapporto diffuso dalla Bahrain News Agency (Bna).
I sei condannati a morte sono stati condannati anche a 15 anni di carcere e alla revoca della cittadinanza.
La Corte ha inoltre condannato sette imputati a sette anni di carcere con la revoca della cittadinanza.
I restanti cinque sospetti sono stati assolti per mancanza di prove.
Secondo quanto riferito, il processo è stato seguito da rappresentanti di gruppi per i diritti umani, dai media e da familiari degli imputati.
Tutti gli imputati hanno il diritto di impugnare i verdetti dinanzi alla Corte di Appello Militare e in una fase finale presso la Corte militare di Cassazione.


IRAN: DUE DONNE CONDANNATE A MORTE PER ADULTERIO E OMICIDIO
19 dicembre 2017: Una donna è stata condannata a morte per adulterio dalla prima sezione del tribunale penale di Alborz, nella omonima provincia. È la seconda condanna a morte emessa negli ultimi giorni nei confronti di una donna dalla magistratura iraniana.
L’imputata, che sarebbe stata messa di fronte a prove inconfutabili e nell’impossibilità di difendersi, avrebbe ammesso le accuse. I giudici hanno quindi condannato la giovane a morte per adulterio dopo aver esaminato il suo caso il 19 dicembre, secondo il sito web Fararu, gestito dallo stato.
Solo pochi giorni prima, una donna di 23 anni madre di un bambino di quattro anni, è stata condannata a morte per omicidio. La donna, di nome Mojgan, è stata accusata di aver ucciso suo marito due anni fa, nel luglio 2015, quando aveva 21 anni.
Secondo i media statali, il tribunale l’ha prima scagionata dall'accusa di omicidio premeditato e poi condannata a versare il prezzo del sangue per aver commesso un omicidio non intenzionale. La Corte Suprema, tuttavia, non ha confermato il verdetto e alla fine l'ha condannata a morte.


INDONESIA: CONDANNA A MORTE COMMUTATA IN ERGASTOLO PER EX PRETE
21 dicembre 2017: La Corte Suprema indonesiana ha commutato la pena di morte emessa nei confronti di un ex prete cattolico per aver ucciso la sua amante - un'ex suora – e i suoi due figli, più di dieci anni fa.
La Corte Suprema ha commutato la pena capitale in ergastolo, in seguito all’appello di Herman Jumat Masan, ex sacerdote della diocesi di Larantuka, che era stato condannato a morte dalla stessa Corte nel 2014, dopo aver annullato un originario ergastolo emesso da un tribunale di grado inferiore.
Masan era ancora un prete quando ebbe una relazione illecita con Yosefin Kredok Payong, un'ex monaca che aveva lasciato la Congregazione delle Suore Serve dello Spirito Santo nel 1997.
Il risultato fu la nascita di un primo figlio nel 1999, che Masan avrebbe strangolato per coprire la faccenda, risulta dagli atti del processo.
La relazione, tuttavia, continuò e nel 2002 nacque un secondo bambino. Questa volta ci furono delle complicazioni che portarono Payong a soffrire di gravi emorragie e a morire, così come il bambino qualche tempo dopo.
Masan fu accusato di omicidio per averli lasciati morire seppellendo poi i corpi nel complesso di una scuola appartenente al Seminario Maggiore di San Pietro, nel distretto di Sikka, nella provincia orientale di Nusa Tenggara.
Lasciò il sacerdozio nel 2008 e andò nell’East Kalimantan prima di consegnarsi alla polizia nel 2012, in seguito alla scoperta dei corpi.
Roy Rening, l'avvocato di Masan, ha detto che sono venute alla luce nuove prove che dimostrano come Masan "ha cercato di aiutare le vittime", ha detto a ucanews.com il 20 dicembre per telefono dal carcere.
"Le vittime non sono state uccise, ma sono morte perché non hanno ricevuto assistenza medica", ha detto.
Parlando a ucanews.com, Masan ha detto di aver accettato la nuova sentenza, ma ha insistito sul fatto che non ha commesso un omicidio premeditato, come originariamente ritenuto.
"Sebbene la minaccia della pena di morte sia stata rimossa, la mia lotta per far conoscere la verità è fallita", ha detto.
"Siamo solo io, Dio e le vittime a sapere esattamente cosa sia successo, ma, ovviamente, non li ho uccisi", ha detto a ucanews.com.
"Il primo bambino morì cinque minuti dopo la nascita, perché il parto durò troppo a lungo. Chiesi a Merry Grace [Payong] di cercare aiuto, ma lei mi implorò di non dirlo a nessuno."
Il secondo bambino morì perché era prematuro. Merry Grace è morta a causa dell’emorragia nove giorni dopo il parto", ha detto riferendosi al nome adottato da Payong quando era suora.
Masan ha detto che sconterà la pena.
"Forse questo non è sufficiente per espiare i miei peccati, ma almeno è una forma della mia responsabilità morale nei confronti di Merry Grace e dei nostri due bambini", ha detto.
"Sono davvero dispiaciuto per quello che è successo."

La famiglia della vittima ha detto di rispettare la commutazione, dicendo che come cattolici sono contrari alla pena capitale.


https://www.associazionelucacoscioni.it/buone-feste-nuove-liberta-civili-tutti/


Caro Guido
insieme possiamo far diventare anche il 2018 un anno straordinario per le libertà di tutti, come è stato questo 2017 grazie all'Associazione Luca Coscioni.

Dopo l'approvazione del testamento biologico, proporremo al nuovo Parlamento la legalizzazione dell'eutanasia e della ricerca scientifica sugli embrioni, la regolamentazione della cannabis, la promozione del metodo scientifico in aiuto alla democrazia e il rispetto di tante buone leggi sulla disabilità e la salute che sono purtroppo costantemente violate.

La nostra Associazione terrà il Congresso mondiale per la Libertà di Ricerca a Bruxelles l'11-12-13 aprile, per affermare il diritto umano fondamentale a beneficiare dei risultati della ricerca.

Se non lo hai ancora fatto, regalati la nostra Tessera 2018 per proseguire insieme sulla strada delle libertà civili.

I nostri auguri... e un abbraccio,

Filomena Gallo e Marco Cappato
Segretario e Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni

Tessera ALC 2018


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Matteo Renzi Newsletter


Sabato 30 dicembre 2017

Enews 507






Ultima enews del 2017, ultima occasione di farci gli auguri per un meraviglioso 2018.

Si chiude un anno in cui tutti gli indicatori economici mostrano che l'Italia sta meglio di prima. Cala la disoccupazione, cresce il PIL, sale la fiducia, aumenta l'export. E tuttavia noi siamo i primi a sapere che questi risultati non bastano. Siamo felici del fatto che le riforme abbiano aiutato ad aumentare i posti di lavoro (da 22 a 23 milioni di posti di lavoro in quattro anni, crescita record). Ma sappiamo che accanto alla quantità, deve crescere la qualità del lavoro.
Le cose vanno meglio ma non ancora bene, insomma.
Il bicchiere era vuoto, adesso è mezzo pieno. Ma solo mezzo pieno: ecco perché bisogna andare avanti.

Il nostro Partito Democratico chiude l'anno invece con luci e ombre. Le polemiche continue fanno male alla nostra immagine esterna e al morale dei militanti. Sono però fiducioso. Quest'anno abbiamo svolto delle primarie cui secondo i pronostici nessuno avrebbe partecipato: e invece siamo stati quasi in due milioni ad andare a votare. Accadrà lo stesso anche il 4 marzo quando i voti del PD saranno molti di più di quelli immaginati: anche i tanti che criticano, che sono delusi, che non condividono tutto messi al bivio tra noi e i Cinque Stelle sul proporzionale e tra noi e il ritorno del Polo dello Spread (Forza Italia + Lega) sceglieranno di votare per il PD.
Io ci credo, e leggendo le vostre email vedo che tanti di voi ci credono ancora più di me: bene!
Amici, se vogliamo davvero aiutare l'Italia il PD dovrà essere il primo partito al proporzionale e il primo gruppo parlamentare nella prossima legislatura. Per farcela dobbiamo impegnarci tutti. Per una campagna elettorale seria, civile, forte che faremo con tutta la squadra del PD al lavoro, a cominciare dal premier Paolo Gentiloni e dai suoi ministri, a cominciare dai sindaci - specie quelli dei comuni più piccoli - che riuniremo nell'assemblea degli amministratori di Torino il 12 e 13 gennaio.
Qui il post scritto dopo la notizia dello scioglimento delle Camere.
Qui trovate il post in cui facciamo i conti in tasca alle proposte di Berlusconi e di Grillo.

Nel frattempo il lavoro continua. Mi limito a indicare dei link senza allungare troppo l'E-News in questi giorni di vacanza.
  • L'integrazione Ferrovie - Anas è un'operazione straordinaria che abbiamo voluto con forza. Qui trovate una bella intervista di Graziano Delrio e qui l'sms che l'amministratore delegato di Ferrovie ha inviato ai suoi colleghi per Natale. Per me è fondamentale che nel bilancio di questa legislatura ci sia anche grande attenzione a ciò che hanno fatto le aziende partecipate dallo Stato, perché anche queste sono beni pubblici da valorizzare. Enel, Eni, Poste, Ferrovie - per citare solo le più significative - hanno visto crescere molto il loro raggio d'azione in questi anni. E tornano a creare posti di lavoro non come assistenzialismo ma perché necessari allo sviluppo del Paese. Su questi temi rivendico con forza la nostra azione di Governo e le scelte che abbiamo fatto sui manager (altro che amici degli amici).
  • In una vecchia intervista da Fazio avevo lanciato il progetto Bellezza chiedendo di inviare email e progetti a tutti i cittadini (ricordate? bellezza@governo.it). Il Governo ha chiuso la prima selezione e in questo post di Maria Elena Boschi trovate tutti i i link per verificare i primi 277 progetti selezionati. Resterà agli atti che mai come in questo periodo si è investito sulla cultura come fattore di crescita civica. Ma l'auspicio mio, del ministro Franceschini, di tutto il Pd, è che già nella prossima legislatura venga battuto il nostro record e si faccia meglio di quello che abbiamo fatto noi.

Pensierino della Sera. Il 30 dicembre di cinque anni fa moriva Rita Levi Montalcini, grandissima donna italiana, premio Nobel per la Medicina nel 1986. Sarebbe bello che nel suo nome tanti ragazzi e soprattutto ragazze si avvicinassero sempre di più alla medicina, alla ricerca, all'innovazione. Al futuro, insomma.
Educare a provarci, a mettersi in gioco, a vincere i tabù è un grande valore per l'Italia di oggi e di domani.
Ma credere nella scienza significa mettere da parte i finti guru e i professionisti dell'odio. Beppe Grillo ha insultato la Levi Montalcini in tutti i modi, per anni. Alla fine l'ha definita con un epiteto che mi vergogno (per lui) anche soltanto a ricordare. Sarebbe un gesto bello per tutti gli italiani - a cominciare da quelli che votano Cinque Stelle - se domani Beppe Grillo, nel sobrio discorso che fa in contemporanea al Capo dello Stato, trovasse la forza di chiedere scusa per quelle parole indegne. Sarebbe un atto di civiltà prezioso non tanto per la campagna elettorale, quanto per l'educazione civica delle nuove generazioni. Perché Rita Levi Montalcini è stata un gigante del nostro tempo di cui l'Italia non può che essere orgogliosa. Nel tempo delle fake news sulla medicina, delle cure miracolose che non esistono, dei presunti complotti sui vaccini, è necessario ribadire con ancora più forza e determinazione che stiamo dalla parte di chi crede nella scienza e non nei guru. Di chi crede nella ricerca e non nell'odio. Di chi crede nel messaggio di personalità come Rita Levi Montalcini e non degli apprendisti stregoni.

Un sorriso a tutti e un gigantesco augurio per il 2018!
Matteo

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venerdì 29 dicembre 2017

TRIBUNALE DELLA MERCANZIA OGGI MUSEO GUCCI-FIRENZE


La sede del Tribunale della Mercanzia a Firenze si trova in piazza della Signoria dietro la Statua equestre di Cosimo I. Ospita il Museo Gucci.
Fu costruito nel 1359 e restaurato nel 1905.

Questo tribunale era composto da sei avvocati forestieri e da sei consiglieri cittadini, scelti tra le Arti maggiori, per giudicare le cause tra mercanti fiorentini, in qualunque parte del mondo si trovassero, e le controversie commerciali tra i componenti delle corporazioni delle Arti di Firenze.
Anticamente, davanti alla facciata esisteva un portico, su cui Taddeo Gaddi aveva dipinto La Verità che cava la lingua alla Bugia, e Sandro Botticelli e il Pollaiolo avevano dipinto una serie di Virtù, oggi ospitate in una sala degli Uffizi. Sulla facciata sono scritte le parole: Omnis sapientia a Domino Deo est. Sopra campeggia un'immagine del Redentore scolpita in pietra e più in alto tutti gli stemmi delle corporazioni delle Arti maggiori e minori.
Il Tribunale possedeva la nicchia centrale su via de' Calzaiuoli di Orsanmichele, dove aveva fatto collocare il gruppo statuario dell'Incredulità di San Tommaso di Andrea del Verrocchio.
Il palazzo divenne poi sede del Comizio Agrario.
Dal 26 settembre 2011 il palazzo è sede del Museo Gucci, aperto in occasione del novantesimo anniversario del marchio fiorentino Gucci.
MONNA TESSA CHI ERA ?

Per oltre sette secoli la storia dell’Ospedale fiorentino di Santa Maria Nuova è stata la storia dell’Oblate. L’Ordine deve, infatti, la sua fondazione alla Monna Tessa, fantesca di Folco Portinari ed educatrice di Beatrice, l’angelica Bice dei poemi di Dante Alighieri.
Monna Tessa è indiscutibilmente riconosciuta come la "madre" spirituale dell'Ospedale di Santa Maria Nuova. Fu, infatti, proprio per sua intercessione che Folco Portinari acquisì i terreni annessi alla Chiesa di Sant'Egidio con lo scopo di crearne uno spedale.


 Ma è tale anche perché dopo la fondazione, la fantesca ebbe un ruolo di primo piano nell'assistenza ai malati ricoverati.
Questo fu possibile in un primo momento, grazie all'aiuto di alcune pie donne laiche votate a Dio e alla cura dei poveri e degli infermi, conosciute come le Pie Donne di S. Maria Nuova appartanenti a ricche e nobili famiglie fiorentine: tra di esse Margherita dei Caposacchi, parente del Portinari, Madonna Tancia, Giovanna de' Cresci e Antonia de' Bisdomini.
PIETRA TOMBALE DI MONNA TESSA ALL'INTERNO DELL'OSPEDALE DI SANTA MARIA NUOVA FIRENZE
HANS BALDUNG GRIEN-ADAMO ED EVA-GALLERIA DEGLI UFFIZI 
FIRENZE

Adamo ed Eva è un doppio dipinto a olio su tavola (212x85 cm ciascuno) di Hans Baldung Grien, databile al 1520 circa e conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze. Si tratta di una copia dell'Adamo ed Eva di Albrecht Dürer, del 1507 e oggi al Museo del Prado.
Le due copie, in stretta connessione con un'altra versione a Magonza, vennero attribuite ad Hans Baldung Grien, il maggior talento tra gli allievi di Dürer, da Von Terey (1894) e Friedländer, venendo poi confermata dalla maggior parte della critica.
L'opera cita fedelmente le tavole di Dürer, con uno stile più asciutto e sbrigativo, aggiungendo alcuni dettagli, come il cervo nella tavola di Adamo e il leone in quella di Eva, nonché altri uccelli, dai valori simbolici legati alla teoria umorale e a varie simbologie. I due corpi nudi, di bellezza ideale, assumono così un connotato più legato alla fragilità del corpo, offrendo così un'interpretazione del tema classico della vanitas.
OSPEDALE DI SANTA MARIA NUOVA FIRENZE

L'ospedale di Santa Maria Nuova è il più antico ospedale ancora attivo di Firenze. È l'unico del centro storico, e ha l'ingresso principale nell'omonima piazza di Santa Maria Nuova, che va a inserirsi tra via Bufalini e via Sant'Egidio, e che prende il nome dall'antica chiesa dell'ospedale.

Fu fondato nel 1288 da Folco Portinari, il padre di Beatrice amata da Dante. Folco fu convinto a quest'impresa da Monna Tessa, la governante di famiglia, le cui spoglie sono sepolte sotto la lapide ancora visibile nell'ex chiostro delle Ossa dell'ospedale.
Si tratta di una delle più antiche e importanti istituzioni assistenziali fiorentine, che divenne nel corso dei secoli assai ricca e potente, grazie ai numerosi lasciti ed alle donazioni, potendo fra l'altro contare su numerose chiese dipendenti sparse su tutto il territorio toscano. Oltre al profilo storico, ha un corredo artistico di tutto rispetto grazie alla profusione di decorazioni da parte di alcuni dei migliori artisti fiorentini nei secoli. In considerazione del fatto che in alcuni casi le esigenze ospedaliere sono venute in contrasto con le necessità di conservazione delle opere, oggi molti capolavori si trovano dislocati in musei nelle vicinanze, come lo Spedale degli Innocenti ed il Museo di San Marco.
La struttura, destinata alla cura degli infermi, era suddivisa in due aree, femminile e maschile, dove potevano avere accoglienza circa duecento ricoverati.

12 BUONE RAGIONI PER STARE CON NOI NEL 2018

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Il cambiamento è possibile!
Specialmente quando siamo uniti e ci mobilitiamo insieme.
 Nel 2017, grazie a persone come te abbiamo fatto molto.

Rettangolo arrotondato: LEGGI LE MIGLIORI BUONE NOTIZIE DEL 2017
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giovedì 28 dicembre 2017

PONTORMO-SANT'ANTONIO ABATE-GALLERIA DEGLI UFFIZI 
FIRENZE

Sant'Antonio abate è un dipinto a olio su tavola (78×66 cm) di Pontormo, databile al 1519 circa.
Non si conoscono né le circostanze della committenza del dipinto né la sua destinazione originaria. la datazione al 1519 circa si basa unicamente su confronti stilistici quali lo stesso volto che compare nel San Giovanni evangelista di Pontorme o l'analoga forma del cartiglio a quello nel Ritratto di Cosimo il vecchio. Luciano Berti (1973) colse un influsso dureriano nell'espressione del santo, innestato però su un gesto poderoso, memore dei Veggenti di Michelangelo, che l'artista aveva forse visto in un viaggio verso il 1515, mentre è comprovata la sua ammirazione per le incisioni nordiche.
Solo Clapp e Salvini dissentono sulla datazione, propendendo per una collocazione alla fase più tarda.
Il santo è rappresentato a mezza figura, mentre si volta verso lo spettatore srotolando un cartiglio con un gesto energico. È calvo e con una lunga barba bianca. Indossa un'ampia cappa marrone e un mantello scuro, e si appoggia, con la sinistra, al tipico bastone nodoso. La lettura del testo del cartiglio è controversa. Essendo la frase incompleta (a differenza di altri artisti, Pontormo evitò la forzatura di scrivere solo sui lati del rotolo visibili allo spettatore), potrebbe contenere la frase «Es Dei esto [mi]litate vict[oria]»[1].
L'espressione è corrucciata, come sorpresa da una visione divina. La cromia è sobriamente bilanciata su tinte scure e terrose, tendenti quasi al monocromo, diversamente da quanto accade in altre opere.
GIOVANNI ANTONIO SOGLIANI-IL CENACOLO DI CANDELI-MONASTERO DI CANDELI 
FIRENZE

Il Cenacolo di Candeli è un affresco (191x265 cm) attribuito a Giovanni Antonio Sogliani, databile al 1510-1514 circa e conservato nel monastero di Candeli a Firenze. Fa parte di un ciclo di affreschi nell'ex-refettorio, oggi facente parte della caserma dei Carabinieri.
L'Ultima Cena e gli altri affreschi interni di Candeli non sono ricordati né da Vasari né da altre fonti antiche, probabilmente per il fatto di essere all'interno di un monastero femminile di clausura. Riscoperto nell'Ottocento con le soppressioni, fu attribuito inizialmente a Franciabigio e aiuti da Joseph Archer Crowe, che riferì gli altri affreschi circostanti alla scuola dell'artista, tra cui lo stesso Sogliani. Ciò sembrava avvalorato anche dalla presenza del monogramma "F.a B.O" su una gamba della tavola a destra di Giuda, che però potrebbe essere stato manomesso.

Con l'eccezione di F. Hermanin, che riferì l'affresco a Raffaellino del Garbo (1894), l'attribuzione al Franciabigio restò indiscussa fino al 1965, quando Luisa Vertova pubblicò tre disegni preparatori del Sogliani (Uffizi, nr. 17066, 17067 e 17068; Berenson li aveva creduti copia del Cenacolo del Perugino) e fece presente che la firma sarebbe potuta essere stata alterata a partire da "G.a S.o" (anche M. Baciocchi del Turco, nel 1902, pensava queste lettere rifatte).
La datazione dell'opera oscilla nella prima metà del secondo decennio del Cinquecento, per l'adesione ancora a modelli quattrocenteschi (evidente è la derivazione dal Cenacolo del Perugino nel monastero di Fuligno), e prima dell'affresco del Cenacolo della Calza, di ben maggiore modernità. Nonostante ciò, rispetto al Perugino, maggiore appare l'interazione tra i personaggi soprattutto alle estremità, dimostrando che non dovevano essere del tutto sconosciute le novità del Cenacolo Vinciano.
Lo stato di conservazione dell'affresco è sempre stato mediocre, fin da quando lo vide Gaetano Milanesi nel 1880. Dopo l'alluvione di Firenze del 1966, gli affreschi di Candeli furono tra i primi a venire staccati, asciugati e restaurati: in quell'occasione di procedette a pulire le integrazioni settecentesche e colmare le lacune, recuperandone la leggibilità. Dopo il restauro S. Mc Killop tornava all'attribuzione tradizionale al Franciabigio (1974).

Su un tavolo a ferro di cavallo si allineano gli apostoli con Gesù al centro e Giuda di fronte a lui, unico sul lato opposto. Del Cenacolo di Fuligno viene ripreso il tono e lo schema compositivo, compresa la forma degli scranni. Semplificate appaiono però la resa psicologica (basti guardare il Giuda in cui è scomparsa l'espressione di rimorso rivolta allo spettatore) e la struttura architettonica, con la presenza della sola Cena. Tale apparenza è però oggi alterata dalla cancellazione, nel Settecento, dei parati architettonici che alludevano a un loggiato retrostante. Si tratta di un lampante esempio di mutamento di gusto, dallo spazio illusionisticamente aperto all'esterno, all'effetto decorativo di una finta tela appesa alla parete.
Si tratta di un'opera di buona maniera, ben meno complessa dell'affresco di San Domenico e i compagni nutriti dagli angeli dipinto dallo stesso autore nel 1536 nel refettorio della foresteria del convento di San Marco, che appartiene però a un'altra iconografia.