sabato 21 gennaio 2017

            nessuno  tocchi    CAINO              
    no    alla   pena    di    morte                  



1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : IRAN: 31 ESECUZIONI IN 4 GIORNI 2.  NEWS FLASH: USA: OBAMA COMMUTA DUE CONDANNE A MORTE 3.  NEWS FLASH: VIRGINIA (USA): RICKY GRAY GIUSTIZIATO 4.  NEWS FLASH: INDIA: IL PRESIDENTE COMMUTA QUATTRO CONDANNE A MORTE 5.  NEWS FLASH: BAHREIN: GIUSTIZIATI TRE SCIITI ACCUSATI DI AVER UCCISO POLIZIOTTI 6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA :


IRAN: 31 ESECUZIONI IN 4 GIORNI
19 gennaio 2017: almeno trentuno detenuti sono stati impiccati in Iran tra il 14 e 17 gennaio.

Il 14 gennaio due prigionieri sono stati giustiziati nella prigione di Dizel Abad a Kermanshah, ha riferito Iran Human Rights. Sono stati identificati come: Seifollah Hosnian, 33 anni, arrestato nel 2010 per possesso di due chili e 200 grammi di crack e un chilo e 80 grammi di metanfetamina; Tofigh Bahramnejad, 31, arrestato nel 2012, sempre per droga.
Sempre il 14 gennaio, almeno 14 prigionieri sono stati impiccati nel carcere centrale di Karaj per reati legati alle droghe.
Iran Human Rights ha identificato dieci dei giustiziati: Mohammad Soleimani, Ali Ebadi, Ali Reza Moradi, Majid Badarloo, Omid Garshasebi, Ali Yousefi, Seyed Ali Sorouri, Ebrahim Jafari, Ali Mohammad Lorestani, e Mohsen Jelokhani.
Dodici di questi prigionieri erano stati posti in isolamento l’8 gennaio, in attesa di essere giustiziati.
Secondo un parente di uno dei giustiziati, tra i 14 messi a morte figurerebbero due donne, che erano state trasferite dal carcere di Gharchak a quello di Karaj per essere giustiziate. Non si conoscono le generalità delle due donne.
Ancora il 14 gennaio, almeno cinque prigionieri sono stati impiccati nel carcere Rajai Shahr di Karaj, nel nord dell’Iran.
Fonti vicine all’organizzazione Iran Human Rights hanno reso noto che i cinque erano stati riconosciuti colpevoli di omicidio e Moharebeh (guerra contro Dio).
Sempre Iran Human Rights è riuscita a conoscere le generalità di quattro dei cinque giustiziati: Siamak Shafiee, Abouzar Alijani, Saeed Teymouri, e Reza Naghizadeh.
Il 15 gennaio altri due prigionieri, identificati come Akbar K. e Morteza H., sono stati giustiziati nella prigione centrale di Qazvin per traffico di droga, ha annunciato Ismail Sadeqi Niaraki, procuratore della città.
Il 15 gennaio Arman Bahr Asemani è stato impiccato nella prigione di Kerman insieme a un co-imputato adulto, Shams Allah R. Nato il 10 febbraio 1997, Asemani era minorenne al momento dell'omicidio del 2012 per cui lui e Allah R. sono stati arrestati. La stampa iraniana ha incentrato la notizia sul caso su Allah R., l'adulto, con nessun riferimento ad Asemani, ha riportato la HRANA.
La Fondazione Abdorrahman Boroumand ha documentato almeno 122 esecuzioni di delinquenti minorenni in Iran dall'inizio del 2000.
Il 16 gennaio un prigioniero è stato impiccato in pubblico nel villaggio di Bektash, nei pressi della città iraniana di Miandoab.
Lo hanno reso noto fonti ufficiali iraniane, secondo cui il l’uomo era stato riconosciuto colpevole degli omicidi di cinque membri di una stessa famiglia, commessi nell’estate del 2016.
L’esecuzione del detenuto, di cui non sono state fornite le generalità, è stata effettuata di mattina.
Secondo il procuratore di Miandoab, Adel Gol-Hosseini, l’uomo era stato condannato a morte a meno di due mesi dall’arresto.
I media della Repubblica Islamica hanno pubblicato foto in cui si vedono centinaia di persone assistere all’impiccagione.
Il sito web "Kurdistan Human Rights Network" ha identificato il giustiziato come Ali Aghayan, 24 anni.
Infine, cinque persone sono state giustiziate in due diverse città il 17 gennaio.
Un prigioniero di 36 anni, identificato come Ramezan Yousef Heydari, è stato impiccato nella prigione centrale di Bandar Abbas, ha riferito Iran Human Rights. Era stato arrestato nel 2011 per possesso e traffico di 900 grammi di metanfetamina e due chili e 200 grammi di crack. Lo stesso giorno, quattro prigionieri sono stati giustiziati nella prigione di Vakilabad a Mashhad. Uno di loro è stato identificato dalla HRANA come Ahmad Shekarabi, condannato per possesso e traffico di cinque chilogrammi di eroina. "La prima condanna a morte di Ahmad era stata annullata dalla Corte Suprema, ma poi è stato di nuovo condannato a morte dal tribunale rivoluzionario di Mashhad," ha detto una fonte vicina alla famiglia di Shekarabi a Iran Human Rights. La fonte ha insistito che Shekarabi era innocente.


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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

USA: OBAMA COMMUTA DUE CONDANNE A MORTE
17 gennaio 2017: il Presidente Barack Obama ha commutato due condanne a morte, la condanna federale di Abelardo Arboleda Ortiz e quella militare di Dwight J. Loving.
Come è noto, è consuetudine dei Presidenti degli Stati Uniti concludere i loro mandati promulgando una serie di provvedimenti di clemenza.
Il 17 gennaio, 3 giorni prima del giuramento del nuovo Presidente, Donald Trump, Obama ha emesso 209 commutazioni e 64 grazie.
Per commutazione si intende abbreviare una condanna, per grazia si intende disporre l’immediata scarcerazione per effetto del “perdono presidenziale”.
Il caso che più ha attirato l’attenzione dei media è quello del “soldato Manning”, condannato a 35 anni per aver “passato” a Snowden e Assange le informazioni riservate del caso Wikileaks.
Ma due casi hanno riguardato due condannati a morte. Abelardo Arboleda Ortiz, 50 anni, colombiano, venne condannato a morte in una corte federale del Missouri il 19 dicembre 2000 per concorso in un omicidio in un contesto di traffico di cocaina. Ortiz venne arrestato assieme a due connazionali, con l’accusa di aver ucciso, il 26 novembre 1998, Julian Colon.
I due coimputati, compreso l’uomo che aveva materialmente sparato alla vittima, non vennero condannati a morte. Da allora Ortiz ha sostenuto che nei suoi confronti non fossero state rispettate le norme previste dalla Convenzione di Vienna che, tra le altre cose, prevedono che quando un cittadino straniero viene arrestato, deve essere informato che può chiedere assistenza legale al proprio consolato, o comunque ricevere assistenza legale nella propria lingua.
Amy Gershenfeld Donnella, a nome degli avvocati che negli ultimi anni hanno seguito il caso di Ortiz, in un comunicato ha detto: “Siamo incredibilmente grati al Presidente Obama per la commutazione. Il caso del signor Ortiz mette in evidenza diversi dei gravi problemi che presenta il sistema giudiziario federale, problemi in comune con il sistema statale: pessima assistenza legale d’ufficio, sentenze sproporzionate anche tra coimputati, disparità rilevanti in base alla razza, al censo sociale e alle zone geografiche, e rigidità procedurali che rendono praticamente impossibile apportare correzioni ad una sentenza di primo grado, anche in quei casi in teoria garantiti dalla Costituzione in cui si possono presentare nuove prove. Il caso di Ortiz è un riassunto dei gravissimi difetti del sistema capitale federale. Basti pensare al fatto che all’epoca del processo i suoi avvocati non hanno minimamente affrontato il fatto che Ortiz ha un quoziente intellettivo di soli 54 punti (al  di sotto dei 70 una persona viene considerata portatrice di grave disabilità intellettuale, ndt), che non ha mai imparato a leggere e scrivere né in spagnolo né in inglese, non sa fare nemmeno le operazioni aritmetiche più semplici, ed ha imparato ad allacciarsi le scarpe solo dopo i 10 anni.
La giuria che lo ha condannato ha deciso in totale mancanza di informazioni su questi fatti. Una persona così non avrebbe mai dovuto essere condannata a morte.
Dwight J. Loving, 49 anni, nero, era uno dei 6 uomini nel braccio della morte militare.
Loving venne condannato a morte da una corte marziale il 3 aprile 1989 con l’accusa di omicidio a scopo di rapina. Soldato semplice di stanza in Texas, nella notte tra l’11 e il 12 dicembre 1988 Loving rapinò due negozi, realizzando solo 100 dollari. Decise allora di rapinare dei tassisti. Al momento dell’arresto ne aveva uccisi due, e aveva cercato di ucciderne un terzo.
Dopo il processo i difensori di Loving contestarono manipolazioni in base alla razza e al genere nella formazione della corte marziale, e l’impossibilità di presentare una serie di ricorsi a causa di rigide regole formali tipiche della giustizia militare.
Ortiz e Loving sconteranno una condanna all’ergastolo senza condizionale.


VIRGINIA (USA): RICKY GRAY GIUSTIZIATO
18 gennaio 2017: Ricky Gray, 39 anni, nero, è stato giustiziato. Era accusato, e in parte aveva confessato, di aver ucciso diverse persone.
Venne arrestato il 7 gennaio 2006 dopo il ritrovamento, all’interno della loro abitazione, dei cadaveri di Ashley Baskerville, 21 anni, Mary Tucker, 47 anni, e Percyell Tucker, 55 anni.
Si ritiene che gli omicidi fossero avvenuti il 6 gennaio. Gray oggi però è stato giustiziato per altri omicidi, commessi una settimana prima. Era infatti stato condannato a morte il 23 ottobre 2006 con l’accusa di aver ucciso, nel corso di una rapina in abitazione il 1° gennaio 2006, due bambini, Stella e Ruby Harvey, di 9 e 4 anni.
Nella stessa rapina furono uccisi anche i genitori dei bambini, Kathryn, 39 anni, e Brian, 49 anni. Per l’uccisione dei genitori Gray era stato oggi condannato all’ergastolo.
Gray aveva anche confessato di aver ucciso la propria moglie, Treva Gray, in Pennsylvania nel novembre 2005.
L’esecuzione apparentemente non ha presentato problemi, anche se la fase preliminare, quella in cui gli aghi vengono inseriti nelle vene, secondo i testimoni è durata più del consueto, più di mezzora.
I testimoni comunque non sono stati in grado di fornire informazioni, perché la fase preliminare viene effettuata dietro una tenda.
Fuori dal carcere, il Greensville Correctional Center, hanno manifestato una mezza dozzina di attivisti contro la pena di morte, assieme ad una ventina di membri della famiglia Gray, che recentemente avevano insistito per un provvedimento di clemenza motivato con gravi abusi fisici e sessuali che Gray avrebbe subito da bambino, e che lo avrebbero portato alla tossicodipendenza da PCP (Fenciclidina).
Gray diventa il 1° giustiziato di quest’anno in Virginia, il 112 da quando la Virginia ha ripreso le esecuzioni nel 1982, il 2° dell’anno negli Usa e il n° 1444 da quando gli Usa hanno ripreso le esecuzioni nel 1977.


INDIA: IL PRESIDENTE COMMUTA QUATTRO CONDANNE A MORTE
15 gennaio 2017: il presidente indiano Pranab Mukherjee ha commutato in ergastolo le condanne a morte di quattro prigionieri, esaurendo così le richieste di grazia di condannati a morte pendenti dinanzi a lui.
Quest’ultimo caso riguarda i quattro condannati a morte per la strage di Bara nel distretto di Gaya, dove 32 bramini Bhumihar furono uccisi dal fuorilegge Centro Maoista Comunista (MCC).
Nel 2001, Krishna Mochi insieme ad altri tre, Nanhe Lal Mochi, Bir Kuer Paswan e Dharmendra Sing, alias Dharu Sing, furono condannati a morte in relazione al massacro.
Furono processati in base alle disposizioni della Legge per la Prevenzione delle Attività Terroristiche. Nel 2002, la Corte Suprema confermò le condanne a morte con una maggioranza di 2 a 1. Fu il giudice M B Shah a dissentire dalla maggioranza, assolvendo Sing e commutando le condanne a morte degli altri tre in ergastolo.
Tutti e quattro i detenuti sono stati rinchiusi nel carcere centrale di Bhagalpur.
Le loro richieste di grazia sono state spedite dal carcere il 2 marzo 2003.
Da allora, erano pendenti davanti al Ministero degli Interni dell'Unione. Solo nel mese di agosto dello scorso anno il Ministero degli Interni ha inviato le petizioni al Presidente Mukherjee affinché le prendesse in considerazione.
Il Presidente ha cercato sulla questione un parere giuridico, a causa della recente importante sentenza della Corte Suprema che ha ribaltato una precedente sentenza e operato una distinzione tra omicidi legati al terrorismo e altri tipi di omicidi.
Dopo aver esaminato il caso con attenzione, il Presidente ha adottato l’opinione del giudice dissenziente tranne che per l'assoluzione dell’imputato.
Questo mese il Presidente ha così ridotto in ergastolo le condanne a morte dei quattro.
Si trattava delle ultime domande di grazia pendenti dinanzi a lui. Durante il suo mandato, il presidente Mukherjee ha accolto quattro richieste di grazia respingendone altre 28.


BAHREIN: GIUSTIZIATI TRE SCIITI ACCUSATI DI AVER UCCISO POLIZIOTTI
15 gennaio 2017: le autorità del Bahrein hanno giustiziato tre musulmani sciiti condannati per aver ucciso un agente di polizia degli Emirati e due poliziotti del Bahrein in un attentato dinamitardo del 2014.
Le esecuzioni sono avvenute meno di una settimana dopo che più alta corte del Paese ha confermato la condanna a morte di Abbas al-Samea, Sami Mushaima e Ali al-Singace.
L’agenzia di stampa statale BNA ha detto che gli uomini sono stati fucilati in presenza di un giudice, un medico e un religioso musulmano, nelle prime condanne a morte eseguite dal 2010.
Dopo che le dimostrazioni della "primavera araba" guidate dalla maggioranza sciita del Bahrain sono state schiacciate dal Governo sunnita con l'aiuto dei suoi vicini arabi del Golfo, nel 2016 le autorità hanno intensificato il giro di vite sui suoi oppositori sciiti imprigionando attivisti per i diritti umani e membri del principale blocco d’opposizione e revocando al leader spirituale della comunità la sua cittadinanza.
"Questo è un giorno nero nella storia del Bahrein. È il crimine più efferato commesso dal governo del Bahrein e una vergogna per i suoi governanti ... Questo atto è una minaccia per la sicurezza in Bahrein e nell'intera regione", ha detto Sayed Ahmed Alwadaei dell'Istituto del Bahrain per i Diritti e la Democrazia.