sabato 15 aprile 2017

           nessuno    tocchi     Caino            
    no   alla   pena   di   morte     


1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : RAPPORTO SULLA PENA DI MORTE 2016-17 DI AMNESTY INTERNATIONAL 2.  NEWS FLASH: ARKANSAS (USA): CASE FARMACEUTICHE CONTRARIE ALL’USO DEI LORO FARMACI NELLE INIEZIONI LETALI 3.  NEWS FLASH: BANGLADESH: TRE ISLAMISTI IMPICCATI PER TERRORISMO 4.  NEWS FLASH: PUNTLAND: GIUSTIZIATI CINQUE MEMBRI DI AL SHABAAB 5.  NEWS FLASH: GIAPPONE: CONDANNA A MORTE CONFERMATA PER LA ‘VEDOVA NERA’
6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA : PROIEZIONE DI ‘SPES CONTRA SPEM’ IN SICILIA


RAPPORTO SULLA PENA DI MORTE 2016-17 DI AMNESTY INTERNATIONAL
11 aprile 2017: Nel 2016, il nuovo Rapporto sulla pena di morte registra almeno 1.032 persone che sono state messe a morte in 23 paesi. La maggior parte delle esecuzioni è avvenuta in Cina, Iran, Vietnam, Pakistan e Arabia Saudita.

La Cina rimane il maggior esecutore mondiale, ma la reale entità dell’uso della pena di morte in Cina è sconosciuto, perché i dati sono classificati come segreto di stato.
In Cina centinaia di casi documentati di pena di morte non sono presenti nel registro giudiziario online, da subito pubblicizzato come un “passo avanti decisivo verso l’apertura” e regolarmente citato come prova che il sistema giudiziario cinese non ha nulla da nascondere.
Il registro in realtà contiene solo una piccola parte delle migliaia di condanne a morte che riteniamo siano emesse ogni anno in Cina. Sulla base di fonti pubbliche cinesi tra il 2014 e il 2016 sono state eseguite almeno 931 condanne a morte, solo 85 delle quali sono riportate nel registro.
Il registro, inoltre, non contiene i nomi dei cittadini stranieri condannati a morte per reati di droga, sebbene i mezzi d’informazione locali abbiano dato notizia di almeno 11 esecuzioni. Sono assenti anche numerosi casi relativi a “reati di terrorismo“.
Negli ultimi anni il rischio di essere messi a morte per reati non commessi ha suscitato allarme nell’opinione pubblica cinese. Nel dicembre 2016 la Corte suprema del popolo ha riconosciuto l’errore giudiziario in uno dei casi più noti, l’esecuzione di Nie Shubin, messo a morte 21 anni prima all’età di 20 anni. Sempre lo scorso anno i tribunali cinesi hanno riconosciuto l’innocenza di quattro condannati a morte annullandone la sentenza.
“Il governo cinese utilizza dati parziali e fa affermazioni non verificabili per rivendicare progressi nella riduzione del numero delle esecuzioni e al tempo stesso mantiene un segreto quasi totale. È un atteggiamento volutamente ingannevole”, ha commentato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International nel comunicato ufficiale che commenta i numeri del rapporto. “La Cina è una completa anomalia nel panorama mondiale della pena di morte, non in linea con gli standard internazionali e in contrasto con le ripetute richieste delle Nazioni Unite di conoscere il numero delle persone messe a morte”.
Per la prima volta dal 2006, gli Usa non sono nella lista dei primi cinque paesi al mondo per numero di esecuzioni.
Il numero di esecuzioni nel 2016, 20, rappresenta il più basso dal 1991 ed è inferiore della metà rispetto al 1996 e di cinque volte rispetto al 1999. Con l’eccezione del 2012, quando è rimasto uguale, il numero delle esecuzioni continua a diminuire di anno in anno dal 2009.
Il numero delle nuove condanne a morte, 32, è stato il più basso dal 1973: un chiaro segnale che i giudici, i procuratori e le giurie stanno cambiando idea sulla pena di morte come strumento di giustizia. Tuttavia, alla fine del 2016, nei bracci della morte si trovavano ancora 2832 detenuti in attesa dell’esecuzione.
Se da un lato il dibattito sulla pena di morte sta chiaramente cambiando direzione, la diminuzione delle esecuzioni si deve anche alle dispute legali sui protocolli d’esecuzione e ai ricorsi sull’origine delle sostanze usate nell’iniezione letale. L’esito di questi ricorsi potrebbe però produrre un nuovo picco di esecuzioni, a partire dall’Arkansas nel mese di aprile, con sette esecuzioni previste in 10 giorni.
Nel 2016 solo cinque stati degli Usa hanno eseguito condanne a morte: Alabama (2), Florida (1), Georgia (9), Missouri (1) e Texas (7). L’80 per cento delle esecuzioni ha dunque avuto luogo in due soli stati, Georgia e Texas. Sono 12 invece, compreso l’Arkansas, gli stati degli Usa che mantengono la pena capitale ma che da almeno 10 anni non eseguono condanne a morte.
“L’uso della pena di morte negli Usa è sceso ai minimi livelli dell’inizio degli anni Novanta. Ma non dobbiamo fermarci. Le esecuzioni potrebbero nuovamente aumentare nel corso del 2017. L’incredibile numero di esecuzioni fissate in Arkansas nel giro di una decina di giorni ad aprile sono un chiaro esempio di come il quadro possa cambiare”, ha commentato Shetty.
“I cinque stati degli Usa che hanno eseguito condanne a morte lo scorso anno sono casi isolati e non sono al passo coi tempi. Sono in contrasto non solo con la tendenza nazionale ma anche con quella del continente americano. Da otto anni gli Usa hanno il vergognoso tratto distintivo di essere l’unico paese nelle Americhe in cui si verificano esecuzioni“, ha concluso Shetty.
Analizzando informazioni pubblicate dalla stampa vietnamita per la prima volta nel febbraio 2017, negli ultimi tre anni il Vietnam è stato il terzo paese al mondo, dopo Cina e Iran, per numero di esecuzioni: 429 dal 6 agosto 2013 al 30 giugno 2016. Il ministero per la Pubblica sicurezza non ha reso note le cifre relative all’anno solare 2016.
“La dimensione dell’uso della pena di morte in Vietnam è terrificante e mette completamente in discussione le riforme approvate di recente. Quante altre persone saranno state messe a morte nel mondo senza che il mondo lo sapesse?”, si è chiesto Shetty.
Una segretezza del genere si riscontra in Malesia. Le pressioni del parlamento hanno consentito di sapere che nei bracci della morte del paese sono in attesa dell’esecuzione oltre 1000 prigionieri. Nel 2016 sono state eseguite nove condanne a morte, più di quante si ritenesse.
Nel frattempo, l’idea che il crimine vada punito con la pena di morte continua a mettere radici nel continente asiatico: le Filippine stanno cercando di reintrodurla, dopo averla abolita nel 2006, e le Maldive minacciano di riprendere le esecuzioni dopo 60 anni.

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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

ARKANSAS (USA): CASE FARMACEUTICHE CONTRARIE ALL’USO DEI LORO FARMACI NELLE INIEZIONI LETALI
14 aprile 2017: Le case farmaceutiche si uniscono all’azione legale dei condannati a morte per cercare di fermare le 7 esecuzioni previste in Arkansas tra il 17 e il 27 aprile.
Fresenius Kabi USA, West-Ward Pharmaceuticals Corp, e Pfizer Inc. hanno ribadito oggi di essere contrarie a che i farmaci da loro prodotti vengano utilizzati per le iniezioni letali.
La posizione non è nuova, ma torna di attualità oggi, dopo che Fresenius Kabi e West-Ward hanno sottoscritto una dichiarazione formale che è stata acclusa all’azione giudiziaria dei 7 condannati a morte che il governatore dell’Arkansas, Hutchinson, vorrebbe far giustiziare prima della scadenza, a fine aprile, del lotto di Midazolam in possesso dell’Amministrazione Penitenziaria.
La Pfizer invece, indicata da un articolo della prestigiosa testata New Yorker come la produttrice del vecuronium bromide (in italiano bromuro di vecuronio o Norcuron) che l’Arkansas prevede di usare come secondo farmaco, interpellata dalla stampa ha detto di aver preso in considerazione l’ipotesi di azioni legali per obbligare lo stato a riconsegnare il farmaco acquisito irregolarmente, ma di ritenere che le azioni legali probabilmente non raggiungerebbero l’obiettivo in tempo.
Pfizer ritiene di aver individuato nella McKesson Corp. (uno dei maggiori distributor di farmaci degli Usa, con base a San Francisco) l’intermediario che ha fornito il farmaco all’Arkansas, contravvenendo alle linee guida emanate da tempo dalla casa madre.
McKesson, interpellata a sua volta dalla stampa, ha detto di essere stata tratta in inganno dall’Amministrazione Penitenziaria, che nella richiesta di acquisto non ha fatto cenno alle esecuzioni ed anzi ha mentito intenzionalmente dicendo che sarebbe stato utilizzato “per uso medico”.
Sia Pfizer che McKesson hanno detto alla stampa di aver già chiesto la restituzione del farmaco, ma finora senza risposta, e di stare considerando a largo spettro azioni legali contro l’amministrazione penitenziaria dell’Arkansas.
Nell’azione legale intentata dai condannati a morte davanti a un giudice federale invece, Fresenius Kabi USA, che si ritiene sia la produttrice del Cloruro di Potassio acquistato dall’Arkansas (il 3° farmaco) sostiene che dopo accurate controlli può escludere che il farmaco sia stato acquistate seguendo vie legali. Il portavoce della società, Matt Kuhn, ha detto che sicuramente il farmaco è passato attraverso un intermediatore non autorizzato, e che quando i farmaci prendono strade del genere non può esserci garanzia del loro buon funzionamento perché magari sono stati trasportati o immagazzinati senza rispettare le procedure, o per altri problemi. Un portavoce di Hikma, la casa madre della West-Ward che avrebbe prodotto ilo Midazolam in possesso dell’Arkansas, ha detto di aver chiesto più volte, sempre senza successo, chiarimenti all’amministrazione penitenziaria, e anche la restituzione del farmaco. La prossima udienza davanti al giudice federale è fissata p  er venerdì 14 aprile.


BANGLADESH: TRE ISLAMISTI IMPICCATI PER TERRORISMO
12 aprile 2017: Il governo del Bangladesh ha impiccato il leader islamista Mufti Mohammad Abdul Hannan in relazione a crimini di terrorismo.
Hannan è stato impiccato insieme al suo collaboratore Sharif Shahedul alias Bipul a Kashimpur, Gazipur, alle 22:01 ora locale, ha detto ai giornalisti il ministro dell'Interno Asaduzzaman Khan.
Delwar Hossain Ripon, un altro complice del Mufti, è stato giustiziato alla stessa ora nel carcere di Sylhet, ha aggiunto il Ministro.
I tre erano stati condannati a morte per l'uccisione di tre persone in un attacco bomba contro l’allora Alto Commissario britannico Anwar Choudhury a Sylhet, nel 2004.
Due poliziotti erano morti nell’attacco coordinato da Mufti Hannn, e l'inviato britannico era stato ferito insieme a quasi 40 dipendenti dell’amministrazione del distretto di Sylhet.
La Corte Suprema il 19 marzo di quest'anno aveva confermato le condanne a morte per i leader della Jihad Harkat-ul al-Islami e più tardi aveva respinto le loro richieste di rivedere la decisione, dicendo che non potevano essere assolti avendo commesso crimini premeditati.
Mufti Hannan è stato impiccato anche per l'uccisione di 10 persone e il ferimento di decine con un attentato esplosivo a capodanno 2001.
Mufti Hannan aveva abbracciato la militanza radicale durante gli studi in una madrassa in Pakistan.
Era stato arrestato a Dacca il 1° ottobre 2005.

PUNTLAND: GIUSTIZIATI CINQUE MEMBRI DI AL SHABAAB
8 aprile 2017: Un tribunale militare della regione semi-autonoma somala del Puntland ha giustiziato cinque presunti membri di Al Shabaab a Bossaso, città portuale nel Golfo di Aden, ha riportato Garowe Online.
Parlando a Radio Garowe (RG), il Giudice Capo dei tribunali militari, Abdifatah Haji Adan, ha detto che un plotone ha fucilato i cinque che erano stati condannati per aver partecipato agli omicidi di diversi funzionari del governo, avvenuti a Bossaso.
Adan ha aggiunto che erano stati accusati di essere legati al gruppo di Al Shabaab, affiliato ad Al Qaida.
Nel mese di febbraio, il tribunale militare aveva condannato a morte 7 sospetti, ma la corte d'appello aveva stabilito la commutazione in ergastolo per 2 imputati, secondo Adan.
Il giudice ha detto a RG che ci sono nelle carceri altri sospetti di Al Shabaab condannati a morte, per lo più catturati nelle aree di Suuj e Garmal negli scontri con le forze governative nel marzo 2016.
“Saranno giustiziati anche quei detenuti”, ha aggiunto Adan.
Alla fine dello scorso anno, la città di Bossaso ha assistito a un'ondata di attacchi terroristici contro i funzionari del Puntland, commessi da uomini armati che hanno ucciso il terzo vice comandante delle forze di polizia, il Direttore del Palazzo Presidenziale di Bossaso e il Procuratore Generale dei tribunali militari del Puntland.
E’ la prima volta che l'attuale amministrazione del Puntland mette a morte membri di Al Shabaab.


GIAPPONE: CONDANNA A MORTE CONFERMATA PER LA ‘VEDOVA NERA’
14 aprile 2017: la Corte Suprema del Giappone ha confermato la condanna a morte di una donna di 42 anni riconosciuta colpevole degli omicidi di tre uomini conosciuti online nella zona di Tokyo nel 2009.
Sebbene Kanae Kijima si fosse dichiarata non colpevole per gli omicidi, la Corte ha stabilito che ha ucciso tutti e tre gli uomini - Takao Terada 53 anni, Kenzo Ando, 80, e Yoshiyuki Oide, 41 - tra gennaio e agosto del 2009.
I tribunali di grado inferiore hanno riconosciuto Kijima, che nel braccio della morte ha cambiato il suo cognome in Doi, come autrice degli omicidi, principalmente sulla base di prove circostanziali, respingendo la tesi del difensore secondo cui le vittime si potrebbero essere suicidate o essere morte accidentalmente. La causa della morte nei tre casi è stata avvelenamento da monossido di carbonio.
Nel marzo 2012, il Tribunale distrettuale di Saitama l’ha riconosciuta colpevole di omicidio e l'ha condannata a morte, come richiesto dalla pubblica accusa, dicendo che aveva acquistato tavolette di carbone e sonniferi, predisposto stufe ed era rimasta con ogni uomo fino a poco prima che morisse.
Nel marzo 2014, l'Alta Corte di Tokyo ha confermato la condanna a morte, dicendo che la donna ha commesso i crimini per mantenere uno stile di vita lussuoso.

Kijima è l'ultimo esempio in Giappone di donne coinvolte nella morte di numerosi partner - definite “vedove nere” come il ragno femmina che divora il maschio dopo l'accoppiamento.