mercoledì 10 maggio 2017

GIORGIONE-RITRATTO DI GUERRIERO-GALLERIA DEGLI UFFIZI 

 FIRENZE 

Il Ritratto di guerriero con scudiero è un dipinto a olio su tela (90x73 cm) attribuito a Giorgione o a un artista imprecisato di scuola veneta, databile al 1502-1510 circa.
L'opera arrivò a Firenze nel 1821, per uno scambio con la Galleria Imperiale di Vienna, oggi Kunsthistorisches Museum. Anteriormente è registrata negli inventari del Castello di Praga del 1718 con attribuzione a scuola di Tiziano.
Come la maggior parte delle opere riferibili a Giorgione, la critica non è concorde sull'attribuzione né sulla datazione, che oscilla tra il 1500 e il 1510, anno della morte del pittore.
Quando arrivò a Firenze era già ascritta a Giorgione, attribuzione confermata nell'inventario del 1825. L'attribuzione venne poi messa in discussione, così come l'identificazione, priva di alcun avallo scientifico, col Gattamelata. Roberto Longhi (1946) riprese la tradizionale assegnazione a Giorgione, confermata con riserve da Salvini (1954) e smentita da Zampetti (1968), che parlò di una copia da un originale giorgionesco perduto. Altri hanno fatto i nomi di collaboratori e seguaci di Giorgione quali il Cavazzola, il Morone[1] o Giovan Francesco Caroto[2]. Per il colorito metallico è stato fatto anche il nome del Romanino.
La datazione al 1502-1505 circa metterebbe la tela in relazione con la possibile presenza di Giorgione alla corte di Caterina Cornaro, regina spodestata di Cipro, che aveva raccolto attorno a sé ad Asolo un esclusivo circolo di intellettuali e artisti. L'intonazione malinconica dell'opera ha, infatti, fatto pensare ad un legame con le discussioni sull'amore degli Asolani di Pietro Bembo, pubblicato nel 1505, ma oggetto di una lavorazione più lunga[3].
Dell'opera esiste una copia a Roma, in collezione Gattamelata, e una del XIX secolo nel Palazzo Comunale di Narni.
L'opera è stata restaurata nel 1990 e in tale occasione è tornata alla ribalta un'attribuzione alla fase tarda di Giorgione, mentre apparve meno probabile che mai l'ipotesi che si trattasse di una copia da un originale perduto[2].
Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]
Il ritratto è composto come una piccola scena di genere, anticipando un gusto prettamente secentesco: il guerriero indossa una armatura brunita, guarda direttamente lo spettatore con un'espressione malinconicamente accigliata, regge una spada a due mani in posizione verticale e, sul parapetto, tipico elemento dei ritratti a mezza figura, si trovano appoggiati una scintillante celata con visiera a mantice, una mazzaferrata e gli speroni da cavaliere. Dietro all'uomo d'armi vi è un paggio/scudiero che regge la lancia, di profilo, abbigliato con una sgargiante veste rossa, una gorgiera d'armatura e un berretto bianco.
Se l'identificazione tradizionale col Gattamelata (morto nel 1443) appare ormai tramontata, è stato fatto come nome possibile dell'effigiato quello del condottiero Bartolomeo d'Alviano, capo delle truppe veneziane nella vittoria contro l'imperatore Massimiliano I in Cadore nel 1508