sabato 17 giugno 2017

       nessuno  tocchi   CAINO         
no  alla  pena  di   morte    



1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : ALABAMA (USA): GIUSTIZIATO ROBERT MELSON 2.  NEWS FLASH: PAKISTAN: CONDANNATO A MORTE PER BLASFEMIA SU FACEBOOK 3.  NEWS FLASH: IRAN: 20 PERSONE FRUSTATE PER AVER MANGIATO O BEVUTO DURANTE IL RAMADAN 4.  NEWS FLASH: MALESIA: 9 FILIPPINI CONDANNATI A MORTE PER GLI SCONTRI DI SABAH 5.  NEWS FLASH: KUWAIT: DUE CONDANNE A MORTE ANNULLATE IN APPELLO 6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA : DEVOLVI IL 5X1000 A NESSUNO TOCCHI CAINO


ALABAMA (USA): GIUSTIZIATO ROBERT MELSON
8 giugno 2017: Robert Melson, 46 anni, nero, è stato giustiziato.

Era accusato di aver ucciso 3 dipendenti di un fast food nel corso di una rapina il 16 aprile 1994. Le vittime furono James Baker, 17 anni, Tamika Collins, 18 anni, e Darryl Collier, 23 anni. Un quarto dipendente, Bryant Archer, 17 anni, venne colpito da 4 proiettili ma sopravvisse, e al processo ha testimoniato contro Melson.
Il complice di Melson, Cuhuatemoc Peraita, che all’epoca aveva 17 anni, testimoniò contro Melson e venne condannato all’ergastolo senza condizionale.
In seguito, nel 2001, è stato condannato anche lui a morte per aver ucciso, nel 1999, Quincy Lewis, un compagno di detenzione nella Holman Prison.
I difensori di Melson avevano presentato una serie di ricorsi, compreso uno contro l’uso del Midazolam che ha portato ad una breve sospensione dell’esecuzione da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti, sospensione che è stata ritirata alle 9 di sera, consentendo il “normale” svolgimento dell’esecuzione che era fissata per le 22.
Melson diventa il 2° giustiziato di quest’anno in Alabama, il 60° da quando l’Alabama ha ripreso le esecuzioni nel 1983, il 13° dell’anno negli Usa, e il n° 1455 da quando gli Usa hanno ripreso le esecuzioni nel 1977.


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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

PAKISTAN: CONDANNATO A MORTE PER BLASFEMIA SU FACEBOOK
11 giugno 2017: Un tribunale pakistano ha condannato a morte un uomo che avrebbe commesso reato di blasfemia su Facebook, ha detto un procuratore, nel primo caso del genere legato ai social media.
La condanna di Taimoor Raza, 30 anni, è giunta sull’onda della repressione contro la blasfemia sui social media da parte del governo del primo ministro Nawaz Sharif.
Shafiq Qureshi, procuratore pubblico a Bahawalpur, a sud della capitale provinciale Lahore, ha detto che Raza è stato condannato per commenti offensivi contro il profeta Muhammad, le sue mogli e compagni.
"Un tribunale anti-terrorismo di Bahawalpur lo ha condannato a morte", ha detto Qureshi all'agenzia di stampa Reuters, aggiungendo: "È la prima condanna a morte in un caso del genere che coinvolge i social media".
È raro che un tribunale anti-terrorismo tratti casi di blasfemia, ma il processo di Raza è rientrato in questa categoria poiché le sue accuse includevano reati legati ai “discorsi di odio”.
Qureshi ha detto che Raza è stato arrestato dopo aver diffuso materiale blasfemo e discorsi di odio col suo telefono ad una fermata dell'autobus a Bahawalpur, dove un agente dell’anti-terrorismo lo ha arrestato confiscando il suo telefono.
Il materiale ottenuto dal telefono ha portato alla condanna di Raza, ha aggiunto.
"Il processo è stato condotto in prigione a Bahawapur tra alte misure di sicurezza", ha detto Qureshi.
Qureshi ha aggiunto che Raza appartiene alla comunità minoritaria sciita e in tribunale lo ha accusato di diffondere "discorsi di odio" contro la setta Deobani, che aderisce ad una rigorosa scuola dell'Islam sunnita.
Dal momento che la condanna per blasfemia di Raza riguarda il tribunale contro il terrorismo, potrà appellarsi all’Alta Corte e in seguito alla Corte Suprema.


IRAN: 20 PERSONE FRUSTATE PER AVER MANGIATO O BEVUTO DURANTE IL RAMADAN
12 giugno 2017: Dall'inizio del mese sacro del Ramadan, circa 90 casi sono stati aperti nella città di Qazvin (Iran centrale) su persone che sono state sorprese a mangiare o bere durante le ore di digiuno. Il media statale iraniano Mehr ha pubblicato la notizia, citando il procuratore di Qazvin.
Secondo il procuratore, 20 persone sono state condannate alle frustate e a multe nello stesso giorno del loro arresto e le loro condanne sono state applicate nello stesso giorno.
Le frustate sono un chiaro esempio di tortura e violazione dell'articolo 5 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, che afferma: Nessuno deve essere sottoposto a torture e trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti.
L'esecuzione di una condanna alle frustate è inumana, tuttavia è giustificata dall'articolo 638 del codice penale islamico dell’Iran, in cui si afferma: Chiunque nei luoghi pubblici e nelle strade commetta apertamente un atto haram (peccato), oltre alla punizione prevista per l'atto, sarà condannato a due mesi di reclusione o fino a 74 frustate.


MALESIA: 9 FILIPPINI CONDANNATI A MORTE PER GLI SCONTRI DI SABAH
8 giugno 2017: La Corte d'appello della Malesia ha condannato 9 filippini a morte in relazione agli scontri di Sabah, che provocarono la morte di almeno 70 persone nel 2013.
Bernama, agenzia di stampa nazionale della Malaysia, ha riferito che "la Corte, con decisione unanime, ha emesso la condanna a morte per i 9 filippini per aver fatto la guerra al Yang di-Pertuan Agong", il capo di stato della Malesia.
La Corte di appello malese ha annullato una prima sentenza all’ergastolo emessa contro di loro dall’Alta Corte di Kota Kinabalu nel 2016.
Lo scontro di Sabah si riferisce alla sanguinosa incursione di circa 200 ribelli Moro armati provenienti dalle Filippine meridionali. Un auto-proclamato sultanato filippino rivendica uno storico controllo su Sabah, che è rivendicato anche dal governo di Manila.
L'assalto, che ha rappresentato la più grave crisi di sicurezza della Malesia da anni, ha portato a un assedio dei ribelli Moro da parte delle forze armate malesi inviate nella zona.
Almeno 70 persone, soprattutto ribelli Moro, restarono uccisi durante le 6 settimane di crisi.
La Bernama ha affermato che i seguenti filippini si trovano ad affrontare la pena di morte in Malesia in relazione agli scontri di Sabah: "Datu Amirbahar Hushin Kiram, 54 anni, figlio dell’auto proclamato sultano di Sulu Jamalul Kiram, Julham Rashid, 70, Virgilio Nemar Patulada; Mohamad Alam Patulada, 53, Salib Akhmad Emali, 64, Tani Lahad Dahi, 64, Basad H. Manuel, 42, Atik Hussin Abu Bakar, 46, Al-Wazir Osman, 62 e Ismail Yasin, 77. "


KUWAIT: DUE CONDANNE A MORTE ANNULLATE IN APPELLO
12 giugno 2017: La Corte d’Appello del Kuwait ha annullato le condanne a morte di un padre e di una madre che avrebbero torturato a morte la figlia di quattro anni mettendo poi il suo corpo in un congelatore.
La Corte nella sua nuova sentenza ha condannato il padre a 10 anni di prigione e ha assolto la madre.
Le ragioni che hanno indotto la Corte d'Appello ad annullare i verdetti pronunciati dal tribunale di grado inferiore non sono stati riportati.
Secondo i documenti del caso, il padre 26enne nel maggio dello scorso anno avrebbe picchiato sua figlia Isra con un cavo elettrico e versato acqua calda su di lei davanti a sua madre, 23 anni, e tre fratelli minori.
Secondo fonti della sicurezza, il dipartimento investigativo ricevette una soffiata su un omicidio commesso in un appartamento nella zona di Salmiya, nella capitale Kuwait City.

Durante l’interrogatorio, il padre, secondo quanto riferito un tossicodipendente, avrebbe dichiarato che sua figlia era morta dopo aver preso una delle sue pillole.