giovedì 13 luglio 2017

Fratelli Rosselli, ottanta anni fa l’omicidio fascista per annichilire la speranza di giustizia e libertà


Il 9 giugno 1937, a Bagnoles-de-l’Orne in Francia, Carlo e Nello Rosselli furono assassinati da una banda di squadristi dell’organizzazione parafascista francese “La Cagoule”. L’ordine proveniva dal servizio segreto militare italiano e da Galeazzo Ciano, dunque, con ogni probabilità, direttamente da Mussolini. Intellettuali e attivisti antifascisti entrambi, di famiglia fortemente legata alle tradizioni del Risorgimento italiano, Nello Rosselli fu giornalista, storico e studioso di Bakunin, Mazzini, Pisacane, mentre Carlo da giovanissimo fu economista, poi, rifiutando l’insegnamento accademico, fu intellettuale, teorico e uomo d’azione. Pericoloso agli occhi del fascismo anche per la sua generosità nel mettere a disposizione le sue ingenti ricchezze personali per organizzare l’opposizione al regime, Carlo Rosselli è celebre per essere stato il fondatore del movimento politico “Giustizia e Libertà”, come anche per il suo testo Socialismo liberale, scritto nel confino di Lipari e pubblicato in Francia nel 1930. Il testo si colloca all’interno di una corrente di pensiero originale e assai attiva nella cultura italiana, caratterizzata da contributi di pensatori e attivisti quali Salvemini, Gobetti, Calamandrei, Lussu e altri. Questo filone di pensiero, e il testo di Rosselli in particolare, propone una sintesi tra le idee di uguaglianza del socialismo e i principi della democrazia liberale. Ad avviso di Rosselli, infatti, il socialismo avrebbe dovuto rifiutare il marxismo e l’esperienza illiberale sovietica, assorbendo invece le idee e i principi del liberalismo, mentre quest’ultimo avrebbe dovuto trovare il suo sviluppo sul piano, appunto, della libertà di opinione e di organizzazione politica, abbandonando invece quei principi economici che conducono all’ineguaglianza delle condizioni materiali e allo sfruttamento del lavoro salariato da parte del capitale. Per queste sue critiche al liberismo economico e al marxismo, Rosselli, oltre a entrare in polemica all’inizio degli anni venti con Einaudi, fu accusato da Togliatti di essere “collegato in modo diretto alla letteratura politica fascista”.
Carlo Rosselli, oltre a caratterizzarsi come studioso e teorico, fu anche un uomo d’azione. Nel 1926, dopo l’attentato a Mussolini e il giro di vite segnato dall’arresto di Gramsci dalla fine di ogni parvenza di democrazia del regime fascista, Carlo, allora ventisettenne, divenne punto di riferimento per la fuoriuscita degli oppositori più in vista del regime. Tra gli altri, organizza assieme a Sandro Pertini e Ferruccio Parri una rocambolesca fuga in motoscafo da Savona in Corsica per Filippo Turati, anziano leader del partito socialista; al suo rientro in Italia, assieme a Parri è arrestato ed è confinato a Ustica, poi a Lipari, dove dovrebbe scontare cinque anni di isolamento. Il 27 luglio del 1929 però, assieme a Nitti e a Emilio Lussu, fugge da Lipari ed emigra in Francia. Lì, lungi dal restare inattivo, pubblica il suo manifesto teorico Socialismo liberale e organizza l’opposizione al fascismo. Dalla Francia, oltre a fondare l’organizzazione “Giustizia e Libertà”, scrive articoli di denuncia e organizza operazioni spettacolari come il lancio su Milano, da un aereo partito dal Canton Ticino, di 15.000 volantini inneggianti all’insurrezione e al ricordo dei moti del ‘48.
Allo scoppio della guerra civile spagnola, nel 1936, Rosselli non ha esitazioni: raccoglie fondi e armi per la resistenza e si reca in Spagna, dove comprende bene che quella che si combatte è una battaglia di rilevanza internazionale. Ferito torna in Francia, ma a Guadalajara, nel marzo del 1937, il battaglione Garibaldi che ha contribuito a formare sconfigge i fascisti italiani. Carlo non si accontenta della vittoria militare ottenuta da italiani sul fascismo. Piuttosto, nella sproporzione delle forze tra Mussolini e i suoi oppositori, aveva ben chiara l’importanza di assestare colpi all’immagine del regime fascista: contribuì dunque affinché le interviste dei soldati italiani sconfitti e catturati facessero il giro del mondo. Quelli che Mussolini spacciava per valorosi volontari, si mostrarono per quello che erano: contadini poveri, ignoranti di tutto, demotivati, finiti in Spagna per quattro soldi o addirittura con l’inganno. Fu forse quest’attacco all’immagine del regime che spinse Mussolini a commissionare l’omicidio.
Nel 1937, ancora in Francia per problemi di saluti, Carlo Rosselli trova la morte. L’organizzazione terroristica “La Cagoule”, in combutta con il servizio segreto italiano, dietro la promessa di ricevere una partita di armi dall’Italia organizzò materialmente l’agguato, ma i retroscena dell’omicidio sono ancora in parte avvolti nel mistero. Sembra certo, infatti, che tra i membri di quell’organizzazione facesse parte anche il giovane François Mitterrand, all’epoca ventunenne, il quale solo nel 1943 si unì alla resistenza gollista. Leader socialista e per quattordici anni presidente della Repubblica francese, Mitterrand non rimosse mai il veto posto da De Gaulle sugli archivi e sui documenti relativi a quell’organizzazione. La Cagoule peraltro non fu soltanto un’organizzazione terroristica di estrema destra; impegnata tra l’altro – negli anni tra il 1936 e il 1939 – nel tentativo di rovesciare il governo del Fronte Popolare francese, aveva appoggi importanti sia a livello internazionale, sia all’interno dalle élite militari, istituzionali ed economiche del paese: dirigenti della Citroën, della Renault e di alcune società petrolifere, come anche il presidente del gruppo L’Oréal, furono infatti tra i suoi finanziatori.
Secondo lo storico Franzinelli, che si è occupato a fondo della vicenda, al di là delle condanne di alcuni dei killer avvenute nei primi anni del dopoguerra, ancora oggi non esiste una verità giudiziaria per il delitto Rosselli. La ricerca sui mandanti è dunque fallita. Non sappiamo quali segreti possa ancora nascondere la storia di quell’omicidio, né del tutto quale sia l’eredità di quei cupi anni europei.