mercoledì 16 agosto 2017

ANDREA DEL CASTAGNO-MADONNA DI CASA PAZZI-GALLERIA DEGLI UFFIZI 

FIRENZE

La Madonna di casa Pazzi è un affresco staccato (290x212 cm) di Andrea del Castagno, datato al 1443 e conservato nella Collezione Contini Bonacossi agli Uffizi di Firenze.
L'affresco proviene dall'altare della cappella al castello del Trebbio di Santa Brigida, frazione di Pontassieve, all'epoca posseduto da Andrea de' Pazzi. Venne staccato nel XIX secolo e il Salmi si lamentò che nello sguancio dell'arcata era stata lasciata "una ghirlanda di testine angeliche" che completava la composizione: evidenti sono infatti i danni nella parte superiore, soprattutto a destra.
L'opera viene collocata al 1443, appena dopo il rientro dell'artista a Firenze dopo il soggiorno a Venezia, come suggerisce l'analisi stilistica e anche la presenza dei due gemelli: a quella data infatti Andrea de' Pazzi aveva due figli gemelli all'incirca di quell'età, chiamati Niccolò e Oretta e nati nel 1437.
Spencer invece attribuisce l'opera a un assistente di Andrea del Castagno e la data al 1445 o oltre.
L'opera è una sacra conversazione, con la Madonna col Bambino su un trono circondata da due angeli, i santi Giovanni Battista e Girolamo e, alle estremità, due fanciulli maschio e femmina che portano rispettivamente un vaso di fiori e una ghirlanda.
Colpisce lo sfondo composto da un sontuoso drappo con arabeschi dorati, tenuto su da due angeli che volano quasi a testa in giù. La ricchezza di questo tipo di ornamentazione risale sicuramente all'ambiente veneziano, all'epoca ancora influenzato dalla tradizione bizantina.
Il volto della Vergine ricorda le opere dell'Angelico, soprattutto la pala di San Marco (1438-1439), con la quale ha alcuni elementi in comune, come il tappeto.
Nel medaglione sopra la Vergine doveva trovarsi una tavola o un bassorilievo, magari uno stemma, o una finestra.

martedì 15 agosto 2017

LA FONTE DEL LEONE-PALAZZO PITTI 

FIRENZE

La fonte del Leone si trova sulla facciata di palazzo Pitti a Firenze, in piazza Pitti.
Fu fatta costruire da Cosimo III de' Medici nel 1696 adattando una delle teste leonine di Raffaele Curradi contenute alla base delle finestre inginocchiate della facciata per il "comodo pubblico".
È composta dalla grande testa leonina marmorea, simbolo di potere regale, con un cannellino in bocca che versa l'acqua in una vasca ellittica poggiata su un rialzo con doppia rampa laterale di sei scalini.
La vasca marmorea, opera di Giovanni Fancelli, è decorata da due eleganti volute laterali, due putti sul fronte sotto il bordo e due poderose zampe leonine.
Particolare è la presenza della corona del Granducato di Toscana sulla testa di leone. Il titolo di granduca venne appositamente creato da papa Pio V nel 1569 per Cosimo I de' Medici, inserendolo nella gerarchia nobiliare come titolo intermedio fra duca e principe, con l'appellativo di Altezza Serenissima. La corona era quindi diversa da quella principesca e quella ducale, caratterizzata dall'ornamento di smeraldi, rubini e perle, con la particolarità unica di aveva al centro, invece del fiorone con la perla, un giglio fiorentino.
La vera corona granducale, della quale restano comunque disegni e dipinti, venne dispersa durante l'occupazione napoleonica.
La fonte è da molti anni privata dell'acqua corrente.
RAFFAELLO-SAN GIOVANNINO-GALLERIA DEGLI UFFIZI
 FIRENZE 

Il San Giovannino è un dipinto a olio su tela (135x147 cm) della bottega di Raffaello, databile al 1518-1519 circa.
L'opera è di solito identificata con il dipinto che Vasari indicò come realizzato per il cardinale Jacopo da Carpi. Altri lo riferiscono a Pompeo Colonna, che lo avrebbe commissionato quando fu creato cardinale da Leone X, omaggiando poi il papa col dipinto del santo protettore della sua città, Firenze.
Si trovò agli Uffizi dal 1589, passando poi a Palazzo Pitti e alla Galleria dell'Accademia, per tornare alla sede odierna solo in anni recenti, nella Tribuna.
Sebbene l'opera godette di una certa celebrità in passato, testimoniata dalle numerose copie antiche, oggi è riferita alla bottega del Sanzio, sebbene l'invenzione sia quasi certamente da riferire al maestro.
Il giovane san Giovanni Battista è raffigurato vestito della sola pelle, tradizionalmente di cammello, ma in questo caso un'esotica pelliccia maculata, adagiata attorno al corpo mentre, seduto su una roccia, compie il suo gesto tipico di indicare Gesù, simboleggiato dalla croce alla sua sinistra, di cui fu il Precursore. La forma atletica e mossa del corpo deriva dall'esempio degli Ignudi di Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina. Notevole è il senso per la luce incidente e il tentativo di dare rilievo plastico illusorio alla figura, ben visibile nei piedi in scorcio.

lunedì 14 agosto 2017

SIAMO ALLA FOLLIA
Leggo post scandalizzati, irati per l'uccisione dell'orso trentino. Uccisione che anch'io non condivido nel modo più assoluto. Vorrei leggere uguale indignazione per l'uccisione dei tanti bimbi innocenti che muoiono sotto le bombe delle infinite ed inutili guerre che stanno insanguinando il nostro pianeta, vorrei leggere altrettanta indignazione per la morte di tanti innocenti causata da fame, malattie e privazioni di ogni sorta. La grave perdita di un orso fa più notizia di tante perdite dimenticate di poveri esseri umani? Forse una pelliccia ha più valore di una pelle di colore nero? Povera umanità come sei caduta in basso.
Buona serata animalisti da poltrona.

GUIDO MICHI
SIMONE MARTINI-L'ANNUNCIAZIONE-GALLERIA DEGLI UFFIZI 

FIRENZE

L'Annunciazione tra i santi Ansano e Margherita è un dipinto a tempera e oro su tavola (305x265 cm) di Simone Martini e Lippo Memmi, firmata e datata al 1333, e conservato negli Uffizi a Firenze. Si tratta di un trittico ligneo dipinto a tempera, con la parte centrale ampia il triplo dei due scomparti laterali. Considerato il capolavoro di Simone Martini, della scuola senese e della pittura gotica in generale, venne realizzato per un altare laterale del Duomo di Siena.

Il pubblico al quale era destinato il trittico erano i frequentatori del Duomo di Siena, che si recavano alle funzioni. Essi appartenevano per lo più alla classe popolare, analfabeta, che necessitava di queste illustrazioni degli episodi biblici per integrare le conoscenze dottrinali, non acquisite attraverso la lettura dei testi.

Dell'opera si conosce una documentazione che conferma la firma e la data apposta sulla cornice, visibile nell'unico frammento antico inserito nell'attuale ensemble ottocentesco. Vi sono riportati i nomi di Simone e del cognato Lippo Memmi ("SYMON MARTINI ET LIPPVS MEMMI DE SENIS ME PINXERVNT ANNO DOMINI MCCCXXXIII"), ma quali parti spetti a ciascun pittore è sconosciuto. Solo in base a considerazioni stilistiche si è ipotizzato che la parte centrale con l'Annunciazione sia riferibile a Simone e i due santi e i tondi dei profeti a Lippo.
Un'opera del genere, dalla straordinaria raffinatezza lineare, non ha modelli coevi in Italia, ma va semmai confrontata con i manoscritti miniati per la corte francese o con le pitture più fantasiose prodotte in Germania o in Inghilterra. Questa "maniera" nordeuropea spianò la strada per l'arruolamento di Simone Martini nell'entourage dei pittori italiani alla corte papale di Avignone, dove erano presenti altri italiani, ma nessun fiorentino, in quanto la classica monumentalità di scuola giottesca non trovava consensi nella gotica società francese.

Il dipinto era stato commissionato per l'altare di sant'Ansano, uno dei protettori di Siena, nella cattedrale senese, dove rimase fino al 1799, quando il Granduca Pietro Leopoldo lo fece trasportare a Firenze, scambiandolo con due tele di Luca Giordano. Qui venne esposto lo stesso anno agli Uffizi. La cornice originale, intagliata dal Maestro Paolo di Camporegio e dorata da Lippo Memmi, fu rinnovata nel 1420 circa e sostituita nel XIX secolo.
L'opera è una delle più celebrate degli Uffizi, fin da quando si risvegliò l'interesse per i "primitivi" e l'arte gotica, della quale Simone Martini fu maestro indiscusso e anticipatore del gotico cortese. I fratelli Goncourt nella seconda metà del XIX secolo rimasero affascinati dal dipinto, ma vi scorsero una sensualità sinistra, in particolare nell'angelo, al quale attribuivano un "lungo collo da serpente" e una strana "bellezza perversa".
Bernard Berenson e Roberto Longhi ne fece invece un'opera simbolo dello stile lineare, paragonandolo per eleganza alle miniature persiane ed alle migliori opere dell'arte cinese e giapponese.
Cristina Acidini inserì l'Annunciazione nel libro Capolavori dell'arte, dedicato alle migliori realizzazioni artistiche di tutte le epoche e di tutte le culture.

Dettaglio della Vergine
La pala è composta dal grande comparto centrale, con l'Annunciazione, dai due scomparti laterali con sant'Ansano (a sinistra) e una santa generalmente identificata con santa Margherita o santa Massima (a destra) e quattro tondi con profeti nelle cuspidi: Geremia, Ezechiele, Isaia e Daniele.
Il racconto biblico narra dell'improvvisa apparizione dell'arcangelo Gabriele nella casa di Maria Vergine a Nazareth per annunciarle il mistero della Incarnazione di Gesù Cristo . Nel Medioevo l'annunciazione fu considerata l'inizio del tempo cristiano.
L'episodio sacro mostra il momento dell'irrompere dell'arcangelo Gabriele nella casa di Maria per annunciarle la sua futura maternità. Egli, porge con una mano un rametto d'ulivo (simbolo della pace) mentre con l'altra indica la colomba dello Spirito Santo che scende dal cielo in un cerchio di otto angeli. La Vergine, seduta su un trono, interrompe la lettura all'improvvisa apparizione angelica e si ritrae spaventata, volgendo uno sguardo umile e pudico al messaggero celeste. Ai lati, compaiono i due santi patroni della chiesa, che risultano completamente estranei alla scena centrale, formalmente separati da due colonne tortili ornamentali. Sul fondo, completamente dorato, compare un vaso di gigli estremamente realistico.
La scena centrale mostra a sinistra l'angelo appena atterrato, con il mantello ancora svolazzante in un raffinato arabesco e le ali, dalla finissima trama delle piume dorate, ancora spiegate. La Madonna, seduta in un trono dalla spazialità incerta (un po' in prospettiva e un po' in assonometria), è sorpresa durante la lettura (il libro è anche un richiamo all'avverarsi delle profezie delle Sacre Scritture) e istintivamente ha un gesto di ritrosia, chiudendosi il mantello con la mano e stringendo le spalle, a metà strada tra la paurosa castità e l'altera ritrosia. La sua espressione, con la boccuccia stretta e gli occhi sottili, è di straordinaria grazia aristocratica ma anche un po' altera. La sua veste è composta secondo falcate ritmiche che hanno la finezza di un arabesco e che ne smaterializzano il corpo, rendendolo una pura linea decorativa: le gambe sono infatti appiattite e astratte, appena intuibili dall'andamento nervoso del bordo della veste. I personaggi, tra l'altro, hanno la stessa fisionomia, dovuta all'uso di modelli (patroni) per ottenere la forma delle figure, senza alcun interesse alla rappresentazione individuale.
Dalla bocca dell'angelo escono le lettere dorate delle sue parole, come in un vero antesignano del fumetto. Completano l'ambiente un pavimento di marmo screziato (spazialmente non coerente con quello dei pannelli laterali) su cui al centro si trova un prezioso vaso dorato con alcuni gigli, fiore mariano simbolo di purezza; in alto si trova la colomba dello Spirito Santo contornata da uno stormo di cherubini in cerchio.
Lo sfondo è un'abbagliante distesa d'oro, che dà alla scena un'apparenza astratta ma anche straordinariamente spirituale. Il tutto è evidenziato ancora maggiormente dalle dorature delle vesti e di altri dettagli, secondo alcune tecniche che Simone potrebbe aver inventato proprio per quest'opera: essenzialmente si tratta di dipingere sopra la foglia d'oro, sia stendendo il colore calligraficamente e con velature per lasciare in vista l'oro sottostante (la "palliatura", visibile nelle ali dell'angelo), sia graffiando in seguito il colore per creare motivi damascati (come nella veste dell'angelo). A ciò vanno aggiunte la ricchissima punzonatura e la lavorazione col bulino e col cesello di dettagli come le aureole o i bordi delle vesti, che creano una superficie pittorica estremamente preziosa e di qualità altissima. L'uso delle velatura fu una caratteristica basilare della dolcezza della pittura di Simone Martini, che nel suo soggiorno avignonese diffuse, facendo da premessa per la grande pittura nordica del XV secolo e la tecnica del colore a olio.
Dal punto di vista formale, il dipinto risulta essere diviso in tre piani: il fondo dorato che suggerisce un'indeterminatezza dello spazio; il piano intermedio del vaso di gigli e dello Spirito Santo in alto; e il primo piano dei due personaggi della rappresentazione, diviso dagli altri non tanto dalla tonalità cromatica, quanto dall'estrema nettezza dei contorni. L'intera rappresentazione inoltre è impregnata di un eccezionale dinamismo: l'arcangelo ha appena toccato terra, come evidenzia la predominanza di linee verticali generate dalle ali ancora spiegate e dal lembo del mantello non ancora richiamato dalla forza di gravità; la Madonna invece è caratterizzata da una forte torsione della sua esile figura, sottolineata dalla posizione delle braccia e dall'inclinazione della testa, contrapposta alla rigida geometria del trono su cui è seduta. Con questi elementi, Simone Martini riesce a costruire una realtà nuova e diversa, calibratissima nella distribuzione delle figure e nell'equilibrio di vuoti e pieni, impregnata di un supremo ideale di bellezza, eleganza e armonia.
Grazie all'incredibile espressività della linea, l'angelo mantiene la sua forma nonostante l'immaterialità del suo corpo, quasi trasparente, sovrapponendo l'oro delle sue vesti con l'oro dello sfondo, creando straordinari effetti di rifrazione, immergendo così l'osservatore in un'estasi di luce e ricchezza, raffinatissima, che mai sconfina in opulenza. Contrapposta, sta la figura della Vergine, del tutto terrena, sottolineata dalla chiarezza e semplicità delle vesti, marcatamente scure.
Importante sottolineare come l'artista voglia suggerire una precisa spazialità della scena, scostandosi dagli schemi dell'adimensionalità bizantina e inserendo dettagli prospettici come il pavimento marmoreo, i panneggi, i volti, il vaso di gigli, le olive, il trono in tralice e il libro, caratterizzati da un grande realismo. Da notare anche i raffinati merletti dorati della veste di Maria, che contribuiscono a dare un tocco di regalità alla sua figura, altrimenti eccessivamente cupa davanti allo splendore angelico.
DONATELLO o LUCA DELLA ROBBIA-LA MADONNA DELLA MELA-MUSEO BARDINI 

 FIRENZE 

La Madonna della Mela è un'opera in terracotta attribuita a Donatello o a Luca della Robbia e conservata nel Museo Bardini a Firenze. Misura 90x64 cm ed è databile al primo quarto del Quattrocento.
Dall'inventario del museo si sa solo che Stefano Bardini la annotò come proveniente da Scarperia.
L'attribuzione è stata molto discussa e si sono fatti i nomi anche di Jacopo della Quercia e Luca della Robbia. Bardini la attribuiva a Lorenzo Ghiberti, mentre De Nicola la riteneva opera sicura di Nanni di Banco.
Kreutheimer la associò ad altre Madonne di ambito donatelliano, come la Madonna Kress alla National Gallery di Washington, lo stucco di Sant'Andrea a Siena e la Madonna con Bambino del County Museum di Los Angeles.
Oggi in genere viene collocata tra i lavori autografi di Donatello nati per la committenza privata e collocata vicino a opere quali il San Giovanni Evangelista per la facciata del Duomo di Firenze o il San Ludovico di Tolosa.

domenica 13 agosto 2017

SANDRO BOTTICELLI-L'ADORAZIONE DEL BAMBINO-BASILICA DI SANTA MARIA NOVELLA 

FIRENZE

L'Adorazione del Bambino è un affresco staccato (200x300 cm) di Sandro Botticelli, databile al 1476-1478 circa e conservato nell'interno della basilica di Santa Maria Novella.
La lunetta è in genere accostata all'Adorazione dei Magi degli Uffizi, commissionato da Giovanni di Zanobi del Lama per la sua cappella funebre dedicata all'Epifania, che si trovava sulla controfacciata della chiesa. In seguito la decorazione venne smantellata e il dipinto prese altre strade, mentre la lunetta, che doveva coronarlo sopra l'altare, fu staccata nel XIX secolo per fare poi spazio all'affresco della Trinità di Masaccio che aveva cambiato sede. L'Adorazione del Bambino venne così collocata sopra il portale centrale della chiesa sulla controfacciata, adattandola alla forma cuspidata dell'arco, collocazione che ha tutt'oggi anche se da tempo la Trinità è stata ormai rimessa al suo posto originario in navata.
Oscurata dalla ridipinture che ne rendevano difficile la valutazione critica, venne restaurata nel 1982, appianando i dubbi circa l'autografia.
Le pietre squadrate in rovina si trovano anche nell'Adorazione dei Magi, sebbene in una prospettiva più ampia. Il colore è chiaro, accordato sugli ocra dorati e sugli azzurri, con l'eccezione del mantello rosso smagliante di san Giovannino. Anche le fisionomie di Giuseppe e Maria ricordano quelle della tavola agli Uffizi, con dolci lineamenti che ricordano, ancora una volta, la lezione di Filippo Lippi.

sabato 12 agosto 2017

LORENZO COSTA-SAN SEBASTIANO-GALLERIA UFFIZI 
FIRENZE

San Sebastiano è un dipinto a tempera su tavola (55×49 cm) di Lorenzo Costa, databile al 1490-1491 circa.
Il dipinto è attribuito al Costa concordemente dagli studiosi. Una nota del Varese e il Marchini riporta un'attribuzione, da essi non condivisa, a Ercole de' Roberti durante una mostra del 1933, notizia peraltro incorretta: in quel catalogo è assegnato a Costa e datato dopo la Pala di San Petronio. Venturi datò l'opera vicino alla pala Ghedini per la chiesa di San Giovanni in Monte a Bologna, con una datazione leggermente posteriore, al 1497.
Il giovanetto san Sebastiano è raffigurato con un'inquadratura stretta su sfondo scuro, a mezza figura. Legato alla colonna, mostra di subire con pazienza il martirio delle frecce, evitando il contatto visivo con lo spettatore. Il modello iconografico di riferimento è quello dell'Ecce Homo o Cristo alla colonna, nei modi sviluppati da Antonello da Messina durante il suo periodo trascorso a Venezia.
         nessuno   tocchi     CAINO           
  NO   ALLA  PENA  DI   MORTE  



1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : IRAN: NESSUNO TOCCHI CAINO, L’EUROPA DEI DIRITTI UMANI NON E’ RAPPRESENTATA DALLA MOGHERINI A THERAN 2.  NEWS FLASH: IRAN: IMPICCATO GIOVANE CHE ERA STATO ARRESTATO A 15 ANNI 3.  NEWS FLASH: SOMALIA: CONDANNE CONFERMATE PER L’OMICIDIO DEL RELIGIOSO 4.  NEWS FLASH: ISRAELE: KNESSET DISCUTERÀ PENA DI MORTE PER I TERRORISTI 5.  NEWS FLASH: SOUTH CAROLINA (USA): KENNETH SIMMONS NON POTRÀ ESSERE CONDANNATO A MORTE 6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA :


IRAN: NESSUNO TOCCHI CAINO, L’EUROPA DEI DIRITTI UMANI NON E’ RAPPRESENTATA DALLA MOGHERINI A THERAN
5 agosto 2017: Nessuno tocchi Caino ricorda che sotto la Presidenza del “moderato” Rouhani si sono compiute oltre 3.000 esecuzioni, e se nel 2016 la macchina della morte sembrava aver rallentato il ritmo con 530 esecuzioni rispetto le 970 del 2015, in questi primi sei mesi del 2017 ha accelerato la ripresa con almeno 340 persone salite sulla forca a cui si aggiungono le oltre 100 del mese di luglio.

Ma non c’è solo la pena di morte in Iran, perché la condizione delle donne pone questo Paese al 139° posto, su 144, nella graduatoria del Global Gender Gap Index e grave è anche la persecuzione di minoranza etniche e religiose.
Rouhani è una faccia della stessa medaglia, quella di un regime totalitario, misogino e sanguinario, lo stesso che nel 1988 compì un massacro di 30mila oppositori politici ed i cui responsabili diretti, come il Ministro della Giustizia Mostafa Pour-Mohammadi, hanno continuato a rivestire ruoli istituzionali di prim’ordine.
“L’Europa che Federica Mogherini rappresenta oggi a Theran, non è la nostra,” hanno dichiarato Sergio D’Elia ed Elisabetta Zamparutti, rispettivamente Segretario e Tesoriere dell’associazione radicale “ cioè quella fondata sullo Stato di Diritto e i Diritti Umani. L’Europa che la Mogherini rappresenta oggi è quella accondiscendete nei confronti di un regime che continua ad essere considerato parte della soluzione dei problemi dell’area del Medio Oriente essendo invece il problema principale.”


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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

IRAN: IMPICCATO GIOVANE CHE ERA STATO ARRESTATO A 15 ANNI
10 agosto 2017: Il regime dei mullah ha ancora una volta giustiziato un adolescente. Si tratta di Alireza Tajiki, un giovane che era stato arrestato all'età di 15 anni per omicidio e sodomia e aveva trascorso sei anni nella prigione di Adelabad a Shiraz, Iran meridionale.
Questa impiccagione è avvenuta nonostante i ripetuti appelli dei gruppi per i diritti umani e di istituzioni internazionali.
Alireza Tajiki era stato messo in isolamento sei anni fa, dopo essere stato arrestato, ed era stato torturato per ottenere una confessione forzata nonostante fosse un adolescente.
Il suo caso era pieno di aspetti oscuri e la sua famiglia aveva ripetutamente chiesto un nuovo processo senza ottenere alcuna risposta dalle autorità.
Secondo i funzionari del regime, 5300 prigionieri, la maggior parte dei quali hanno tra i 20 e i 30 anni, sono stati condannati a morte.


SOMALIA: CONDANNE CONFERMATE PER L’OMICIDIO DEL RELIGIOSO
6 agosto 2017: L'Alta Corte militare somala ha confermato una condanna a morte e due all’ergastolo di tre membri di al-Shabaab riconosciuti colpevoli di aver ucciso con armi da fuoco un famoso religioso nella città meridionale di Baidoa lo scorso giugno, riferisce Garowe Online.
La Corte ha confermato una precedente sentenza che ha dichiarato colpevoli Mohamed Aden Ali "Borow", Samow Ali Aden e Hassan Abdullahi Ibrahim, per aver ucciso Sheikh Aden Madeer in una moschea di Baidoa durante il mese santo di Ramadan.
Il Colonnello Liban Ali Yarow, presidente dell'Alto Tribunale Militare, ha annunciato il verdetto.
"Dopo aver ascoltato i ricorrenti e il pubblico ministero, concordo col tribunale di primo grado secondo cui questi tre uomini sono colpevoli dell’omicidio di Sheikh Madeer, commesso nel mese di giugno", ha dichiarato il giudice dell’Alta Corte militare.
Secondo una dichiarazione rilasciata dalla Corte, Barow è stato condannato a morte, mentre gli altri due complici sono stati condannati all’ergastolo per coinvolgimento nell'assassinio.
La Corte di primo grado aveva giudicato i membri di al-Shabaab colpevoli in giugno, ma gli imputati avevano impugnato la sentenza. La pena di morte contro il condannato Barow sarà eseguita presto, ha detto il giudice.

ISRAELE: KNESSET DISCUTERÀ PENA DI MORTE PER I TERRORISTI
2 agosto 2017: Un disegno di legge che propone un emendamento alla Legge Penale e alla Legge contro il Terrorismo, consentendo al tribunale di condannare a morte terroristi che uccidono civili innocenti, sarà presto aggiunto all'agenda della Knesset da MK Nava Boker (Likud), ha riportato Israel Hayom.
Il disegno di legge propone l'aggiunta di due nuovi articoli al codice penale, il primo dei quali, 99 (a), stabilisce che "una persona che ha commesso atti di uccisione intenzionale per aiutare un'organizzazione terroristica o un nemico durante le ostilità condotte contro Israele, a seguito di un appello di un'organizzazione terroristica o di uno Stato nemico, sia che l'ordine di eseguire l'operazione sia stato dato a lui personalmente sia che abbia risposto ad un appello generale e non specifico per intraprendere azioni violente senza identificazione con obiettivi del nemico o di organizzazione terroristica - sarà condannato a morte o all’ergastolo".
Allo stesso modo, gli articoli modificati che finora hanno imposto solo la carcerazione a vita per atti di tradimento e/o terrorismo, prevederanno ora la pena di morte come prima opzione per un giudice.
Le note esplicative che accompagnano il disegno di legge affermano che "c'è una necessità legislativa, sociale e pubblica di pena deterrente che contribuirà alla sicurezza sociale e al principio della protezione dello Stato e dei cittadini eliminando gli attacchi terroristici".
Lo sponsor del ddl, il vice presidente della Knesset, MK Nava Boker, ha dichiarato di aver deciso di presentare il disegno di legge perché "gli assassini della famiglia Fogel di Itamar ora vivono in un albergo a quattro stelle in una prigione israeliana".
Il massacro di Itamar dell'11 marzo 2011 è stato un attacco terroristico contro l'insediamento israeliano di Itamar in Giudea e Samaria, in cui cinque membri della famiglia Fogel furono uccisi nei loro letti.
"Non ho dubbi che la pena di morte per i terroristi, insieme ad altri mezzi, costituisca una reale deterrenza e aiuti a sradicare il terrorismo in Israele", ha dichiarato MK Boker, aggiungendo che "è giunto il momento di porre fine alla nostra umiliazione davanti al terrore e ai nostri nemici. È importante che la famiglia di un terrorista che invia il figlio a uccidere saprà che riceverà la peggiore punizione di tutte e non passerà alcuni anni in un albergo a quattro stelle in una prigione israeliana e poi sarà rilasciato con un accordo di scambio per tornare a uccidere civili innocenti".
A seguito dell'ultimo massacro di tre membri della stessa famiglia a Halamish, sia il primo ministro Benjamin Netanyahu che il ministro della Difesa Avigdor Liberman si sono detti favorevoli all'esecuzione del terrorista Omar al-'Abd del vicino villaggio di Qubar, che ha commesso gli omicidi.


SOUTH CAROLINA (USA): KENNETH SIMMONS NON POTRÀ ESSERE CONDANNATO A MORTE
25 luglio 2017: La Pubblica accusa rinuncia a contestare l’annullamento del verdetto di colpevolezza di Kenneth Simmons, e si prepara per un nuovo processo, che però non potrà portare ad una condanna a morte. Simmons, oggi 60 anni, nero, venne condannato a morte il 2 marzo 1999 nella Dorchester County con l’accusa di aver violentato ed ucciso, il 1° settembre 1996, una donna di 87 anni, Lily Bell Boyd.
La condanna a morte venne commutata in ergastolo nel 2014 dopo che la Corte Suprema di Stato ne riconobbe il ritardo mentale. Il 7 giugno, con una sentenza che la stessa corte suprema di stato ha definito “azione straordinaria, riservata al più raro dei casi”, la Corte ha riconosciuta all’imputato il diritto di “tornare indietro” nella sequenza dei ricorsi. Infatti per legge, il ricorso sulle condizioni mentali può essere fatto solo dopo aver concluso i ricorsi sulle prove.
Simmons ha avuto il parere positivo sia del giudice Doyet A. Early III che, come abbiamo visto della Corte Suprema di Stato, per contestare la prova del Dna usata originariamente nel processo, e la rilevanza della sua confessione. Secondo il giudice Early, durante il primo processo le informazioni fornite alla giuria popolare su come valutare i risultati dei test del Dna sono state “confuse, fuorvianti e inaccurate”, e le circostanze di come la confessione fosse stata ottenuta da un uomo con severi problemi mentali tenuto a lungo sotto pressione dalla polizia sono state ampiamente sottovalutate. Inizialmente la pubblica accusa aveva chiesto allo stesso giudice Early di rivedere la sua posizione, ma due giorni fa, il 23 luglio, Early ha confermato l’annullamento del verdetto di colpevolezza, ed oggi la pubblica accusa ha annunciato che tenterà la ripetizione del processo, seppure non potendo più chiedere la pena di morte. Il caso è stato seguito dagli avvocati di The  Innocence Network che si sono coordinati con gruppi per i diritti delle persone con disabilità, interessati al tema della facilità con cui persone con disabilità mentali possono essere indotte a false confessioni. 

venerdì 11 agosto 2017

SANDRO BOTTICELLI-MADONNA CON BAMBINO E SAN GIOVANNINO-GALLERIA PALATINA 

FIRENZE

La Madonna col Bambino e san Giovannino è un dipinto a tempera su tela (134x92 cm) attribuito a Sandro Botticelli, databile al 1495 circa.
La critica non è concorde circa l'autografia o meno dell'opera. Maria stante tiene in braccio il Bambino e lo porge verso san Giovannino, per far abbracciare i due fanciulli. Dietro Maria si trova un roseto, fiore tipico della Vergine, con fiori di colore rosso, che rimandano al colore del sangue della Passione di Gesù. Anche la posa quasi orizzontale del Bambino e i suoi occhi chiusi riecheggiano la morte, dando un senso malinconico a tutta la rappresentazione.
I colori squillanti rimandano all'ultima fase artistica dell'artista, a ridosso ormai del XVI secolo, confrontabile con opere come il Compianto sul Cristo morto di Milano o quello di Monaco di Baviera. La linea del panneggio è antinaturalistica, come nei personaggi della Natività mistica e non fa che confermare la possibile datazione tarda.
SANDRO BOTTICELLI-LUNETTA CON TRE ANGELI-GALLERIA UFFIZI 

FIRENZE

La Lunetta con tre angeli volteggianti è un disegno a penna di Sandro Botticelli.
Lunetta con tre angeli volteggianti
Botticelli, disegno, tre angeli.
Autore Sandro Botticelli
Data 1475-1480
Tecnica disegno su carta
Dimensioni 10×23,5 cm
La Lunetta con tre angeli volteggianti è un disegno a penna su carta rosa, con ombreggiature in bistro e pennellate ad acquarello rosa rialzate di bianco. Il disegno rappresenta tre angeli sospesi in volo, in atto di cantare un corale. L'angelo al centro poggia con delicatezza le dita sulle spalle dei due angeli laterali che sostengono la partitura. «Guardate come le figure si dispongono nello spazio, (ha scritto Berenson) assaporate il loro fluttuare gentile, i leggiadri e snelli piedini che spuntano dalle vesti dolcemente sommosse, il loro muoverci incontro con lievità di farfalle, gli amabili contorni del volto più grazioso - non saprei immaginare un'armonia di più delicata perfezione.»
Si tratta probabilmente di un disegno preparatorio dei tre angeli cantori, poggiati sul tetto della capanna della Natività mistica, che Sandro Botticelli dipinse nel 1501. Secondo Giovanni Morelli il disegno sarebbe opera di un allievo di Botticelli.

giovedì 10 agosto 2017

GLI ALBERI ABBATTUTI DAL MALTEMPO A FIRENZE




Oggi a Firenze a seguito di una burrasca sono caduti alcuni alberi che per fortuna non hanno procurato danni alle persone.
In questi giorni stiamo assistendo ad una stucchevole polemica relativa al programmato abbattimento, con relativo reimpianto, di alcuni alberi considerati pericolosi per l'incolumità pubblica. Si sono scatenati i soliti esperti di arboricoltura che dall'alto della loro pluriennale esperienza nel settore forestale gridavano allo scandalo ed allo scempio che si stava perpetrando. Noi italiani siamo dei grandi tuttologi, esperti in terremoti quando c'è un terremoto, ingegneri civili quando crolla qualche manufatto, esperti medici quando si devono affrontare temi sanitari ecc. ecc. esperienza non nata sui banchi di una istituzione culturale o scientifica ma per aver orecchiato qualcosa pubblicato sul WEB. Ritorniamo ai fatti fiorentini per dire agli scandalizzati cittadini che protestavano per l'abbattimento di alberi malati e quindi pericolosi che è bastato un vento un po' più forte ed un acquazzone per far collassare alcuni di essi. La prossima volta che questi nostri inutili sapientoni ricominceranno con le loro lamentele, mi vedrò costretto di augurare loro che un bel ramo gli si schianti sulle loro vuote cervici, poi ovviamente protesteranno per la mancata manutenzione del verde cittadino.
In Italia basta protestare senza dare soluzioni.......e tutti si sentono realizzati!
GUIDO MICHI un cittadino che è stufo di tanta stupidità
PER LA FESTA DI SAN LORENZO 
Agnolo Bronzino - Martirio di San Lorenzo - 1569 - affresco - Basilica di San Lorenzo, Firenze


mercoledì 9 agosto 2017

SANDRO BOTTICELLI-MADONNA COL BAMBINO-GALLERIA DELLO SPEDALE DEGLI INNOCENTI 
FIRENZE

La Madonna col Bambino degli Innocenti (Madonna col Bambino e un angelo) è un dipinto a tempera su tavola (120x65 cm) realizzato da Sandro Botticelli, databile tra il 1465 e il 1467.
Sullo sfondo di una finestra ad arco retta da colonnine, Maria sta seduta di profilo su un sedile con un ricco cuscino. Abbraccia il Bambino che un angelo le sta porgendo, in quale si volta verso lo spettatore per coinvolgerlo nella rappresentazione.
Questa Madonna ha un tono minore, con una tavolozza semplificata, senza il paesaggio e senza il secondo angelo. Diverso è il gesto di afferrare il Bambino e il sentimento che pervade l'opera, molto più malinconico e contemplativo.

martedì 8 agosto 2017

BIBLIOTECA MAGLIABECHIANA-GALLERA DEGLI UFFIZI 

FIRENZE

La Biblioteca degli Uffizi si trova nei locali restaurati della ex Biblioteca Magliabechiana, all'interno degli Uffizi. Prima di essere qui trasferita occupava i locali del fabbricato vasariano che in origine costituivano il ridotto del Teatro mediceo. L'inaugurazione è avvenuta nel dicembre 1998. Il catalogo è automatizzato dal 1996 nell'ambito della banca dati Iris.
La Biblioteca Magliabechiana venne aperta al pubblico nel 1747 per volere di Pietro Leopoldo; accoglieva la straordinaria raccolta di Antonio Magliabechi costituita da circa 30.000 volumi lasciati in eredità alla città di Firenze; fu il nucleo originario di quella che sarebbe diventata la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Occupava uno spazio, uno stanzone, precedentemente utilizzato per rappresentazioni teatrali noto col nome di Teatrino della Baldracca. L'ingresso era su via dei Castellani, zona a quei tempi malfamata tanto da essere definita quartiere di Baldracca per la presenza di numerose osterie e bordelli. Poteva ospitare circa trecento spettatori, generalmente un pubblico popolare mediamente abbiente, che poteva permettersi di pagare un biglietto d'ingresso. Vi si esibivano gli attori della Commedia dell'Arte.
Nel 1743 Pietro Leopoldo chiese all'architetto Giovan Battista Foggini di progettare la trasformazione del teatrino affinché potesse ospitare degnamente la biblioteca. Foggini progettò anche le scaffalature e le librerie tuttora presenti. Per circa duecento anni fu frequentata da accademici fiorentini e da illustri studiosi italiani e stranieri che vi si riunivano a pensare, leggere, trascrivere e copiare, fino al 1935, quando venne trasferita nella sede attuale in Piazza dei Cavalleggeri.
Durante il restauro dei locali sono riemersi alcuni affreschi con immagini emblematiche del contrasto fra la cultura e l'antico uso del locale, si vede infatti la Sapienza che scaccia la Lascivia.

La biblioteca è specializzata nel settore storico-artistico. Custodisce circa 83.000 documenti, antichi (incunaboli, cinquecentine, libri rari e pregiati) e moderni (cataloghi di mostre, monografie di artisti italiani e stranieri e riviste d'arte). È una fonte preziosa per la storia e la vita della Galleria degli Uffizi; contiene inoltre importanti fondi archivistici che comprendono gli inventari storici delle collezioni dei musei statali fiorentini; uno dei più rilevanti è costituito dai manoscritti autografi di Guido Carocci ricchi di notizie sulla Firenze medievale prima del risanamento urbanistico di fine '800.

Notevole anche la sezione dei carteggi fra cui alcune lettere di Vasari, altre lettere, arricchite da disegni, dei pittori macchiaioli come Cristiano Banti, Giovanni Fattori, Giuseppe Abbati, Silvestro Lega, Telemaco Signorini, Odoardo Borrani, ecc. Inoltre sono presenti diverse edizioni del Libro dell'arte o Trattato della pittura (Roma 1821 e Firenze 1859) di Cennino Cennini; De architectura di Vitruvio del 1535; le Vite del Vasari presenti nella prima rarissima edizione del 1550, nella seconda del 1568 e in molte altre, fino ai nostri giorni; le Ricordanze autografe di Neri di Bicci.

lunedì 7 agosto 2017

Andrea Mantegna, Giuditta e la schiava, disegno, Gabinetto Uffizi FIRENZE

ANDREA VANNI-LA MADONNA COL BAMBINO-GALLERIA DEGLI UFFIZI 

FIRENZE

La Madonna col Bambino è un dipinto a tempera e oro su tavola (82x60 cm) di Andrea Vanni, databile al 1390-1400 circa.
L'opera si trovava originariamente a Tatti, vicino Massa Marittima, nell'oratorio di Santa Maria delle Grazie, dove venne segnalata dall'Ademollo.
Affidata dalla curia grossetana alla famiglia Petruccioli, venne illegalmente venduta al Riccardi e poi al Bruschi. Le vicende del dipinto restarono per questo a lungo nascoste, tanto che Berenson lo citò come di provenienza sconosciuta, nella sua pubblicazione del 1968. Anche Boskovits si confuse, scambiando l'opera per un'altra pubblicata dal Mason Perkins che è poi stata ripubblicata dal Russoli.
Il dipinto venne acquisito dallo Stato nel 1970 per 35.000.000 di lire, e venne restaurato nel 1980. Nel 1975 la pubblicazione della Wainwright lo segnalava ancora come di provenienza ignota, mentre la De Benedictis lo comprese infine nel catalogo delle opere del Vanni, artista della scuola senese. La prima attribuzione all'autore risale comunque al De Nicola e la datazione è frutto della proposta della Padovani, che vi colse influenze di Francesco di Vannuccio e Paolo di Giovanni Fei.
La Madonna col Bambino è ritratta a mezza figura su uno sfondo dorato, che le dà una certa aurea mistica di sapore bizantino. A sinistra, sotto uno dei lobi dell'archetto, si vede un profeta con cartiglio, mentre nei due tondi in alto sono dipinti san Luca evangelista e un angelo. Maria ha un manto blu con la tipica stella sulla spalla, ricordo della Grazia divina e della stella di Betlemme, con una corona a rilievo in pastiglia e un velo lavorato interamente nell'oro. Anche la veste del Bambino, in posizione frontale, è ricavata con tantissime lumeggiature dorate.
Lo stile dell'opera ben esemplifica lo stato dell'arte senese alla fine del secolo, legata ancora all'esempio dei maestri del primo Trecento, in particolare, in questo caso, Simone Martini.

domenica 6 agosto 2017

RAFFAELLO SANZIO-RITRATTO DI GUIDOBALDO DA MONTEFELTRO-GALLERIA DEGLI UFFIZI 

FIRENZE

Il Ritratto di Guidobaldo da Montefeltro, terzo duca di Urbino, è un dipinto a olio su tavola (69x52 cm) attribuito a Raffaello Sanzio, databile al 1506.
Il dipinto, che doveva far parte delle raccolte ducali dei Montefeltro, giunse probabilmente a Firenze nel 1625 come parte della dote di Vittoria Della Rovere. La prima menzione pressoché sicura si trova infatti in un inventario del 1623 delle raccolte d'arte conservate nel palazzo Ducale di Pesaro, dove è descritto "Quadri uno mezzano in tavola d'un ritratto del duca Guido sbarbato con zazzera et berretta in testa prete... disse di mano di Raffaello". Ed è probabilmente citato in una lettera di Pietro Bembo al cardinal Bibbiena del 19 aprile 1516, anche se le parole Duca nostro potrebbero forse riferirsi a Giuliano de' Medici.
L'opera è oggi esposta a fianco di un Ritratto di Elisabetta Gonzaga, col quale forma un sorta di pendant, ed analogamente a questo ha subito alterne vicende attribuitive, venendo assegnata a Francesco Francia (Brizio, Salvini) e anche a Cesare Tamaroccio (Filippini), prima che la critica si attestasse sul nome di Raffaello (Durand-Gréville nel 1905, seguito da Gronau, Longhi, Volpe e Camesasca).
Il soggetto è ritratto a mezza figura e di fronte, sullo sfondo di una stanza con a destra una finestra aperta sul paesaggio. Porta una berretta nera con ampie falde girate in alto, e indossa una camicia pure nera con sopra una voluminosa casacca dello stesso colore impannata al rovescio da un tessuto ricamato in argento con piccoli motivi geometrici o floreali.
La posa arcaica, statica e un po' impacciata, è uno degli argomenti citati da quanti non hanno riconosciuto l'attribuzione all'Urbinate.

sabato 5 agosto 2017

       nessuno   tocchi   CAINO              
   no   alla   pena   di   morte       


1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : EGITTO: CORSO DI FORMAZIONE SUI DIRITTI UMANI E PROMOZIONE DELLA GIUSTIZIA PENALE 2.  NEWS FLASH: YEMEN: ESECUZIONE TRASMESSA IN TELEVISIONE 3.  NEWS FLASH: INDONESIA: NIGERIANO GIUSTIZIATO LO SCORSO ANNO POTEVA ANCORA SALVARSI 4.  NEWS FLASH: ISRAELE: NETANYAHU, ‘PENA DI MORTE PER I TERRORISTI NEI CASI GRAVI’
5.  NEWS FLASH: ARABIA SAUDITA: CONDANNATO A MORTE PER ATTACCO CONTRO UOMINI DELLA SICUREZZA 6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA :


EGITTO: CORSO DI FORMAZIONE SUI DIRITTI UMANI E PROMOZIONE DELLA GIUSTIZIA PENALE


2 agosto 2017: L'Organizzazione Araba per i Diritti Umani (AOHR) ha lanciato oggi le attività del corso di formazione sui "Diritti Umani e Promozione della Giustizia Penale" a Hurghada, Egitto, l'attività è parte degli obiettivi dell'AOHR per la Riforma Penale nella regione araba ed è svolta all’interno delle attività del Progetto Internazionale sul Contenimento della Pena di Morte in partnership con Nessuno tocchi Caino, attuato con il sostegno dell'Unione Europea (UE).
21 partecipanti egiziani hanno aderito al corso, compresi Giornalisti Specializzati e canali televisivi e Organizzazioni della Società civile, e il corso continuerà fino al 5 agosto, affrontando i meccanismi dei Diritti Umani, il sistema della Giustizia Penale, le opportunità e le sfide che si presentano nell'attuale fase di transizione legislativa, Copertura mediatica e approcci alla questione della giustizia penale e diffusione della consapevolezza pubblica.


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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

YEMEN: ESECUZIONE TRASMESSA IN TELEVISIONE
1 agosto 2017: un uomo è stato giustiziato in pubblico in Yemen dopo essere stato riconosciuto colpevole dell’omicidio e stupro di una bambina di tre anni.
Muhammad al-Maghrabi, 41 anni, è stato giustiziato mentre si trovava steso sul pavimento dopo la sua confessione sulla morte della bambina Rana Yahya Al-Matari.
La sua esecuzione in piazza è stata trasmessa in TV live in Yemen.
All’esecuzione della condanna in piazza Tahrir, nella capitale Sanaa, che è stata trasmessa in televisione, hanno assistito moltissime persone, circa 10mila secondo il fotografo Abdulkareem Ziraei, che era presente.
È stato ucciso davanti a una folla di migliaia di persone, tra cui molti che hanno registrato ciò che è accaduto sui loro telefoni cellulari.
Le sue mani erano legate dietro la schiena mentre veniva portato da un mezzo della polizia penitenziaria, prima di essere messo su un tappeto davanti alla folla.
Un agente di polizia si e avvicinato a lui e lo ha ucciso sparandogli nella schiena con un fucile tipo AK47.
Al-Maghrabi avrebbe ammesso di aver stuprato la bambina nella sua capanna a sud della capitale.
(Fonti: webmagazine24.it, 01/08/2017; independent.co.uk, 01/08/2017) Per saperne di piu' :

INDONESIA: NIGERIANO GIUSTIZIATO LO SCORSO ANNO POTEVA ANCORA SALVARSI
1 agosto 2017: L’ombudsman (difensore civico) indonesiano ha reso noto che l’anno scorso un prigioniero nigeriano è stato giustiziato prima che il suo caso fosse definitivamente chiuso.
Humphrey Jefferson non aveva ancora ottenuto risposta alla sua richiesta di grazia quando nel luglio 2016 è stato fucilato insieme ad altri tre detenuti. Tutti e quattro erano stati riconosciuti colpevoli di traffico di droghe.
Si ritiene che le autorità indonesiane si stiano preparando per altre esecuzioni e un gruppo di detenuti, tra cui Frank Amado, un cittadino americano, sono già stati trasferiti sull’ "isola delle esecuzioni".
Due cittadini britannici - Gareth Cashmore e Lindsay Sandiford, entrambi condannati per traffico di droga – si trovano nel braccio della morte dell'Indonesia.
"Questro dimostra che lo scorso anno l’Attorney general ha violato la legge", ha dichiarato Ricky Gunawan, direttore del “Community Legal Aid Institute”, che ha rappresentato Jefferson e ha presentato la petizione affinché il difensore civico investigasse.
"Sono ansiosi di organizzare un nuovo giro di esecuzioni, ma questo dimostra che le procedure dello scorso anno erano confuse Alla luce del pronunciamento dovranno essere estremamente attenti se decidono di andare avanti ".


ISRAELE: NETANYAHU, ‘PENA DI MORTE PER I TERRORISTI NEI CASI GRAVI’
27 luglio 2017: "La pena di morte per i terroristi - è il momento di applicarla nei casi gravi", ha detto il premier israeliano Netanyahu a Gerusalemme.
Il 21 luglio, un palestinese di 19 anni ha attaccato un insediamento ebraico nella Cisgiordania occupata e ha pugnalato quattro israeliani, uccidendo tre di loro. In seguito è stato ferito con un’arma da fuoco da un ufficiale israeliano fuori servizio.
L’attacco è giunto dopo una giornata di proteste e scontri per una serie di nuove misure restrittive delle forze israeliane presso la moschea al-Aqsa nella città vecchia di Gerusalemme.
Le misure, che comprendevano l'installazione di metal detector, tornelli e altre telecamere di sorveglianza, erano state imposte a seguito di un precedente attacco, sempre questo mese.
Il 14 luglio tre palestinesi avevano aperto il fuoco sulle forze israeliane presso la moschea di Al-Aqsa, uccidendo due di loro prima di essere a loro volta uccisi.


ARABIA SAUDITA: CONDANNATO A MORTE PER ATTACCO CONTRO UOMINI DELLA SICUREZZA
27 luglio 2017: Il Consiglio Supremo Giudiziario ha emesso una condanna a morte iniziale nel caso di un Saudita che avrebbe sparato a Qatif contro uomini della sicurezza e civili.
Avrebbe inoltre attaccato un veicolo diplomatico, attaccato una scuola e sparato a uno degli insegnanti per aver offeso i terroristi.
Inoltre avrebbe aperto il fuoco contro pattuglie della sicurezza durante un raid per la cattura di un ricercato e monitorato il movimento delle pattuglie della sicurezza ad Awamiya al fine di attaccarle.
Avrebbe anche partecipato a varie rapine armate di negozi e rubato veicoli sotto la minaccia di un'arma.
Il condannato fu arrestato a Qudaih e trovato in possesso di un'arma senza licenza.

Considerate tutte le accuse, il tribunale ha emesso la pena di morte nel suo caso e ha deciso di confiscare le sue armi, munizioni e dispositivi telefonici.

venerdì 4 agosto 2017

ANDREA DEL SARTO-LA MADONNA IN GLORIA-GALLERIA PALATINA 

FIRENZE

La Madonna in gloria con quattro santi è un dipinto a olio su tavola (205x309 cm) di Andrea del Sarto e collaboratori, databile al 1530.
L'opera era stata dipinta per la badia vallombrosana di Poppi dedicata a san Fedele di Como. Si tratta una delle ultime opere dipinte dall'artista, lasciata incompiuta alla sua morte e completata da Vincenzo Bonilli detto Morgante, il quale appose forse la data sulla ruota di santa Caterina, ritenuta apocrifa. Nel 1531 è registrato un pagamento per l'opera alla vedova di Andrea del Sarto.
Ferdinando III di Lorena acquistò la tavola nel 1818, dopo un sopralluogo da parte di Antonio Ramirez di Montalvo e del restauratore Samperi. L'attribuzione dell'opera è stata discordante nella critica, riguardo alla percentuale di autografia di Andrea del Sartro, ma il restauro del 1986 ha confermato che il Bonilli dovette eseguire solo gli ultimi ritocchi.
Nell'eseguire la tavola Andrea del Sarto attinse, come di consueto negli ultimi anni, al proprio repertorio, ridisegnando schemi già usati in opere come l'Assunta Passerini o la Disputa sulla Trinità.
La metà inferiore è occupata da un gruppo di quattro santi legati ai vallombrosani di Poppi, in cui si riconoscono, da sinistra, san Bernardo degli Uberti, vestito da vescovo col saio e col cappello cardinalizio a terra, san Fedele di Como titolare della chiesa, con la spada e l'armatura, santa Caterina d'Alessandria, con la ruota spezzata, e san Giovanni Gualberto, col bastone e il crocifisso. Essi sono disposti in primo piano, con una collocazione che forza il semplice allineamento, creando un insieme più vario, dove i due santi in ginocchio al centro sono ora arretrati ora avanzati, e riguardano verso lo spettatore coinvolgendolo. Il paesaggio roccioso di speroni dirupati ha un che di fantastico e ricorda forse le asperità del Casentino.
La metà superiore mostra la Madonna in gloria, seduta in una nube tra una corona luminosa e di angioletti.
La composizione appare così riccamente articolata, con inedite sottigliezze esecutive fatte di toni ora scintillanti ora trasparenti. Gli accostamenti sono intonati su scelte inconsuete, ora smorzate, ora dissonanti, in analogia con le più avanzate ricerche di Pontormo e Rosso Fiorentino.
La caratterizzazione intensa dei santi anticipa le iconografie devozionali della seconda metà del secolo.